Caritas contro Zaia: sui figli degli stranieri la Lega fa terrorismo. Don Pistolato: «Si vuole solo mantenere le divisioni sociali» Sacconi: «Il...

VENEZIA Pare di essere tornati ai tempi di Giancarlo Galan: al cambio di governo cambiava l’orientamento della giunta regionale, Palazzo Balbi si metteva al vento con un tempismo svizzero. L’unica coincidenza che Galan non ha mai perso. Adesso è il turno di Luca Zaia: con la Lega al governo, era sempre lì a morsicarsi la lingua per non farsi scappare una critica; con la Lega all’opposizione, fuoco a volontà perfino sui minori. Il presidente del Veneto si è messo al passo con La Padania che lancia la campagna contro la «cittadinanza facile ai figli degli stranieri» sostenendo che è una macchinazione interessata della sinistra: «un incostituzionale cavallo di Troia per dare il voto agli immigrati». La polemica è partita dopo l’auspicio espresso martedì da Giorgio Napolitano. Il presidente della repubblica trova «folle che i bambini nati in Italia non diventino italiani» e auspica che il Parlamento modifichi la legge. «Con tutto il doveroso rispetto per il presidente Napolitano – gli replica oggi Luca Zaia – mi permetto in nome della Costituzione che egli preserva, di dichiarare il mio totale dissenso riguardo alla sua posizione. Suggerisco che su questo tema non si transiga rispetto alla difesa degli interessi di chi vive da sempre come cittadino italiano. L’attuale regime, legato al diritto del sangue, conserva integra la nostra identità e salvaguarda la continuità culturale con le nostre radici». Nella lunga argomentazione, Zaia cita per la seconda volta in due giorni la Costituzione, benché la cittadinanza sia regolata da leggi ordinarie dello Stato. Si richiama al «principio costituzionale di uguaglianza» tra cittadini, ma il confronto riguarda invece le modalità con cui si diventa cittadini. Ribadisce che «l’Italia non ha bisogno di attrarre immigrazione e in ogni caso la legge già consente di diventare cittadini italiani dopo 10 anni di residenza», ma il Capo dello Stato si riferisce a bambini nati in Italia, che vanno a scuola con i figli degli italiani, parlano perfettamento in italiano, anzi in dialetto, si sentono italiani ma anche discriminati. Contrariamente agli extracomunitari adulti, a questi bambini la legge concede la cittadinanza a 18 anni. E’ il caso di Mario Balotelli. Se diventassero italiani subito, andrebbero a votare sempre a 18 anni: che c’azzecca il voto citato dalla Padania? «C’azzecca per la volontà di fare terrorismo, non c’è altro senso in queste argomentazioni - commenta drastico don Dino Pizzolato, responsabile della Caritas di Venezia –. E’ la dimostrazione che non si vuole mettere in piedi un ragionamento serio, ma solo mantenere la divisione della società in livelli diversi». Don Pistolato demolisce anche l’argomento adoperato da Luca Zaia, dei maggiori costi che verrebbero all’assistenza sanitaria: «Noi parliamo di bambini che sono già nel nostro territorio. Tutti sanno che la difesa della salute si fa presidiando la salute di tutti, altrimenti sarebbe fatica sprecata. Non esistono gabbie o cittadinanze che preservano dalle malattie. Personalmente in alcuni casi mi sono trovato in sintonia con il presidente Zaia, ne ho apprezzato il senso pragmatico. Ma è chiaro che in altre situazioni deve pagare il conto alla dimensione ideologica del partito in cui milita, soprattutto quandi i numeri cominciano a calare». Sulla questione si è lanciato anche l’ex ministro al welfare Maurizio Sacconi, sostenendo che «il governo deve rimanere neutro rispetto a temi di carattere istituzionale ed etico», come sarebbe la cittadinanza. Invece la legge sul fine vita, che gli sta a cuore e non è meno etica, dovrebbe essere approvata rapidamente. Più cauto Antonio De Poli, Udc: «No al muro contro muro, la discussione sulla cittadinanza va affrontata con spirito costruttivo».

 

LA NUOVA VENEZIA - Giovedì, 24 novembre 2011