«Cargill», sciopero generale In ballo 600 posti di lavoro. Timori di delocalizzazione, domani il presidio in Prefettura

CASTELMASSA - Lavoratori «Cargill» in sciopero domani per esprimere preoccupazione sul futuro dello stabilimento di Castelmassa, specializzato nella lavorazione del mais per la produzione di amidi e derivati, impiegati nelle produzioni farmaceutica e alimentare animale. Proclamata da Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e Ugl Chimici l’astensione interesserà per 8 ore giornalieri e turnisti, per ciascuno dei tre turni produttivi.

Gli operai si ritroveranno dalle 9.30 alle 12.30 a Rovigo sotto la Prefettura, dove i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto udienza, per chiedere sostegno alle istituzioni per la riapertura di piene relazioni sindacali con «Cargill», multinazionale che ha sede a Minneapolis negli Usa. I sindacati hanno invitato alla manifestazione anche il sindaco di Castelmassa, Eugenio Boschini e i parlamentari polesani Bartolomeo Amidei (Fi), Diego Crivellari (Pd) ed Emanuela Munerato (Fare!).

«Cargill» occupa circa 300 persone cui se ne affiancano altrettante nell’indotto. Una realtà produttiva tra le più significative per il Polesine, non solo nei numeri. Le produzioni iniziò nel 1902 con la fecola di patate, ma è nel 1921 che viene introdotto il ciclo dell’amido di mais, con l’incorporazione nel 1926 nel gruppo Fragd che, dopo aver rinnovato e ampliato lo stabilimento tra gli Anni ‘50 e ‘60 (nel 1966 dal presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat), manterrà le proprie insegne fino al 1987, quando le attività verranno rilevate dal Gruppo Ferruzzi con il marchio «Cerestar» che, nel 1992, passerà a Eridania e, dunque, nel 2002 a «Cargill» che, dal 2006, darà il proprio nome all’unità.

Tra i lavoratori la paura è che, dopo l’apertura di un nuovo stabilimento del Gruppo a Sofia in Bulgaria dove sono già state decentrate alcune funzioni amministrative, possano essere progressivamente spostate all’estero pure le produzioni. Un timore che viene manifestato anche dalle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie), a maggior ragione perché i cereali utilizzati a Castelmassa (circa mille tonnellate al giorno) arriverebbero principalmente da Ucraina e Ungheria. (Nicola Chiarini)

CORRIERE DEL VENETO - Domenica, 03 luglio 2016