Camusso attacca Tomat «Pratica l'egoismo fiscale».

Camusso attacca Tomat «Pratica l'egoismo fiscale».
La segretaria Cgil: «Non osa criticare il governo e preferisce praticare con Zaia l'egoismo fiscale». La leader apre alla nuova contrattazione di secondo livello

VERONA - Sala strapiena in Gran Guardia, e affetto sparso a piene mani dal popolo della Cgil. Non poteva essere diversamente per l'esordio in Veneto di Susanna Camusso, prima donna a guidare il più importante sindacato italiano. E lei, figlia del Nord, ricambia con un attacco deciso all'egoismo di sapore nordista, all'invocazione del modello Pomigliano anche in Veneto, alla richiesta di ulteriori sacrifici ai lavoratori per dare una spinta alla produttività e salvare l'industria manifatturiera della regione. Ma oltre i rituali no, Camusso fa importanti aperture sul capitolo che riguarda la contrattazione di secondo livello e (indirettamente) proprio la produttività.
Star a Verona Susanna Camusso, prima donna segretario generale della Cgil in oltre un secolo di storia, ha chiuso ieri l'attivo regionale dei delegati e dei quadri del sindacato. Tema: giovani, crisi e lavoro, in vista della manifestazione nazionale del 27 novembre prossimo (Sartori)
Camusso inizia citando «i ragazzi volontari» che per l'alluvione «mettono in campo una straordinaria solidarietà e raccontano un altro Veneto», quello che «non coltiva le divisioni». C'è «ignoranza nelle parole del governatore di questa regione, che parla di calcinacci a Pompei». Ignoranza anche di tipo economico, «perché se c'è un luogo che ha contribuito al turismo del Paese nei decenni scorsi, questo è proprio Pompei». Ovvia la sintonia con Emilio Viafora, il segretario regionale Cgil, che si domanda: «È così che si favorisce la candidatura del Nord Est a capitale europea della cultura»?
La neoleader nazionale attacca l'egoismo fiscale di Luca Zaia e Andrea Tomat, presidente degli industriali veneti, che ogni volta «pensano di risolvere un problema dicendo "ce la facciamo da soli". Loro due e qualche organizzazione sindacale non hanno il coraggio di criticare il governo, e provano a incitare i comportamenti più retrivi. Quelli che parlano alla pancia delle persone e non alla civiltà». Camusso denuncia la doppiezza di Zaia «che invoca a gran voce soldi per l'alluvione, ma fu il primo a dissociarsi dalla Conferenza delle Regioni che, qualche mese fa, lanciò proprio l'allarme sulle risorse per i territori».

Ma i temi più dibattuti della mattinata sono altri: crisi, giovani, lavoro. Dire che di Pomigliano ce ne vorrebbero altre mille anche in Veneto, come aveva affermato di recente Raffaele Bonanni, «è una battuta di cattivo gusto. Se pensiamo di salvare l'industria comprimendo i diritti dei lavoratori, sbagliamo strada. Non è vero che così si determina maggiore produttività. Il primo problema che ha un territorio come questo è la frantumazione progressiva delle imprese, che impedisce loro di essere competitive dentro i nuovi modelli organizzativi della competizione internazionale. Il tema vero è come si dedicano risorse ed energie alla capacità di innovazione e a una diversa vocazione delle aziende».
Però, dal palco, Camusso tocca una materia che ha molto a che fare con l'esigenza di modellare le relazioni sindacali sulla crisi e sui mercati globali. Dice: «Non possiamo più limitarci a difendere quello che c'è» e allude soprattutto al superamento della stagione che portò la Cgil, nel gennaio del 2009, alla rottura sulla riforma dei contratti. La segretaria milanese apre alla nuova contrattazione di secondo livello «per raggiungere meglio i lavoratori nel territorio» e parla di «professionalità da valorizzare» accanto al solito sostantivo delle tutele.
Quanto alla Fiom, il messaggio è abbastanza chiaro: «La Cgil non ha paura dello sciopero generale, ma non è un mantra da continuare a evocare. Lo si fa quando ci sono le condizioni e la necessità. Per noi dovrà allora essere il quarto sciopero generale di questa era del governo Berlusconi. Ma si potrà fare quando saremo in grado di dire che sarà il più grande mai organizzato e partecipato di quelli che abbiamo fatto. Altrimenti faremmo un danno a noi stessi e al Paese».

CORRIERE DEL VENETO - Giovedì, 11 novembre 2010