Birreria rinata: un successo di tutti. Il sindacato ricorda la battaglia che portò 10 anni fa alla riapertura

PEDAVENA - Cin cin, Birreria Pedavena. Dieci anni dall'acquisto dello stabilimento da parte della Birra Castello. Dieci anni dalla lotta per salvare la fabbrica e i lavoratori. Un anniversario importante per la Cgil, che ricorda le vicende di Pedavena come esempio da seguire per il futuro del lavoro nel Bellunese.

La Festa dell'orzo e della birra Dolomiti (in scena da venerdì a oggi) diventa occasione importante per il sindacato bellunese. «In questi giorni la Birra Castello festeggia il decimo anniversario dell'acquisto dello storico stabilimento di Pedavena: anche la Cgil si unisce alla festa dell'occupazione preservata» dicono Mauro De Carli (segretario generale Cgil Belluno) e Paolo Casanova Stua (Flai Cgil). Che ricordano le vicende di dieci anni fa. «Il gruppo internazionale Heineken decise strategicamente di abbandonare la produzione delle "birre speciali" di Pedavena. All'annuncio di chiusura la reazione di lavoratori e Rsu non fu improntata alla sola ricerca di ammortizzatori sociali, ma venne ricercata una strategia di confronto con il colosso olandese in cui far pesare il diritto del territorio a conservare il patrimonio di conoscenze e di eccellenze che l'ingegnosità e la laboriosità dei suoi lavoratori avevano costruito negli anni. La Cgil mise in campo la sua rete di conoscenze. La grande spinta venne dal territorio, che si ribellò». Quella è storia. Il presente racconta la rinata produzione. E serve da monito. «Il riassunto dei lunghi mesi della trattativa del 2005 serve ora ad augurare alla Birreria Castello la continuazione lavoro - continuano De Carli e Casanova Stua -. E serve anche per sollecitare un dibattito su come affrontare i nuovi scenari in cui opera ormai un pezzo dell'industria bellunese. La necessità di allargare i confini del commercio dei propri prodotti, la necessità di aggredire i mercati mondiali con operazioni di «fusione» entro gruppi internazionali sono operazioni indispensabili per la maggioranza di tante forti aziende del nostro territorio. L'importante è che possano rivendicare per il territorio bellunese il diritto a scegliere autonomamente le loro strategie e a mantenere qui la qualità migliore delle loro produzioni».

IL GAZZETTINO - Domenica, 03 luglio 2016