Belluno donna »oggi la giornata internazionale contro le violenze

Sessanta donne picchiate ogni anno. Nella maggior parte dei casi gli autori sono italiani (mariti o conviventi). «Ma c’è ancora molto sommerso»

BELLUNO Quattrocentoventinove donne hanno contattato in dieci anni (dal dicembre 2004 al dicembre 2013) il centro antiviolenza di Belluno Donna, in pratica una donna a settimana. A queste si devono aggiungere i sessanta nuovi casi di questo 2014. Cresce la violenza sulle donne, intesa come fisica (71%), psicologica (81%), economica (32%), sessuale (20%) e stalking (14%). E in molti casi la vittima subisce diverse di queste violenze: «Un fenomeno che merita di essere fermato», dice la presidente dell’associazione Anna Cubattoli, «ma questo si può fare solo tramite un cambiamento culturale». E il primo passo è la sensibilizzazione e la conoscenza del fenomeno: per questo motivo oggi si celebra la Giornata internazionale della lotta contro le violenze sulle donne: «Ma se anche la nostra provincia è in linea con il dato nazionale, che parla di una donna su tre vittima di questi soprusi, allora ci chiediamo dove siano le altre», prosegue Cubattoli. Dieci anni di lotta. «Lunedì prossimo festeggeremo i dieci anni di vita», dice la presidente. «Dieci anni fa, cinque donne hanno deciso di intraprendere questa strada, cercando di offrire un servizio di ascolto e di appoggio a fidanzate, mogli e madri picchiate o violentate da mariti, conviventi o fidanzati. E da allora di strada se n’è fatta, anche se a fatica, vista la scarsità delle risorse. Oggi le socie sono 23 da ogni parte della provincia». I dati dell’attività. Delle 429 donne che hanno contattato “Belluno Donna” in questo decennio, il 77% sono italiane; una parte delle straniere (23%) hanno sposato un italiano. Gli uomini che si macchiano di questo reato sono italiani 83 volte su cento. «Quindi», prosegue Cubattoli, «bisogna sfatare gli stereotipi che indicano gli stranieri come i principali colpevoli di questi reati. Come è da sfatare il fatto che questo tipo di atteggiamenti siano ad appannaggio dei ceti più bassi della società: la violenza sulle donne colpisce tutti, dagli strati sociali più alti ai più bassi. E la violenza non è legata ad abuso di droga o alcol, anche se sicuramente queste condizioni possono amplificarla o scatenarla». La provenienza. Il 93% di quante hanno contattato il centro antiviolenza bellunese sono residenti nel Bellunese, mentre soltanto 28 vengono da fuori provincia. Gli autori della violenza sono per il 62% dei casi il marito, il convivente o il fidanzato, nel 12% dei casi sono gli ex, mentre il 20% sono persone sconosciute o appartenenti alla sfera familiare. Quindi, ancora una volta l’“orco”va cercato dentro le mura domestiche: «La maggior parte delle donne (52%) che si sono rivolge a noi, sono coniugate, il 28% sono nubili, il 18% separate o divorziate, il 2% sono vedove; hanno un’età compresa tra i 30-50 anni, anche se non mancano casi di donne di 70-75 anni o anche più giovani, fino ai 18 anni. Il 63% di queste (264) aveva dei figli , in sei casi la donna era incinta e in altri 11 la persona ha riferito di aver subito violenza durante altre gravidanze. «Quando arrivano da noi molte donne sono già passate dalle forze dell’ordine o dai servizi sociali. Per loro il nostro centro è l’ultima ancora di salvezza, anche perché in molti enti gli operatori non hanno la preparazione adeguata per trattare con queste vittime. La violenza, è bene sottolinearlo, genera una bassa stima di se stesse, visto che è difficile credere che chi ti dice di amarti voglia farti del male».

 

IL CORRIERE DELLE ALPI - Martedì, 25 novembre 2014