Autonomia: «Ore cruciali» Si agitano scuola e sanità

Clima sempre più acceso. Il sottosegretario di governo Giorgetti: «O si fa, o io me ne vado». Zaia: «Il ministro Stefani e i nostri lavorano alla bozza finale di intesa». Ma da Campania, 5Stelle, sindacati emergono toni contrari all'accordo

 

VENEZIA - «Sull'autonomia siamo alle ore cruciali», ha ribadito ieri il governatore Luca Zaia andato per due giorni a Bruxelles (ma pronto ad escludere «assolutamente» un suo futuro nelle elezioni europee: «Io sono concentrato sul Veneto, devo portare a casa l'autonomia, la Pedemontana, la Tav»). Sono ore cruciali. Per Zaia, in senso positivo: «Il ministro Erika Stefani sta facendo un ottimo lavoro. Si stanno chiudendo tutti i ragionamenti rispetto alle indicazioni del ministeri e i miei tecnici, così come quelli di Lombardia ed Emilia, stanno scrivendo insieme al Ministero degli affari regionali la bozza definitiva da sottoporre al Consiglio dei ministri». Ma forse proprio perché il primo traguardo da tagliare, l'intesa tra Stato e Regioni, è così vicino come mai lo è stato nella storia, il fronte dei contrari alla maggiore autonomia per le Regioni sta alzando la voce sempre di più. E purtroppo, visto che le cronache nazionali iniziano a puntare l'indice sulla possibilità di una frattura al governo tra Lega e 5Stelle (domenica si vota in Abruzzo, e sarà di certo un altro momento cruciale per i due alleati-avversari), c'è chi indica proprio il momento della verità sull'autonomia come un possibile detonatore che potrebbe far saltare il patto Salvini-Di Maio. Purtroppo, perché se questa fosse la verità il rischio evidente è che ogni dichiarazione su questo argomento, invece che essere davvero fondata sui contenuti dell'autonomia, potrebbe diventare solo un arido terreno di campagna elettorale. Tanto che il Corriere della Sera ha rivelato ieri una frase rivelatrice detta a Bergamo da uno dei maggiori responsabili della "sala motori" dell'attuale patto di governo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti: «Se non dovesse passare l'autonomia regionale come la chiediamo noi, e come peraltro è scritto nel contratto, io mi ritirerei dal governo. Restarci non avrebbe senso».Al momento, quindi, c'è solo da prendere atto delle novità arroventa-clima. Sperando che siano solo gli ultimi fuochi prima del traguardo, anche se poi, come noto, ci vorrà il voto della maggioranza assoluta del Parlamento peri passare davvero ai fatti.Gli Industriali della Campania hanno alzato la voce per esprimere la loro contrarietà agli accordi Stato-Regioni del Nord. E il parlamentare grillino Vincenzo Presutto, vicepresidente della Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale - oggi l'Ufficio di presidenza affronterà proprio il tema delle autonomie di Veneto, Lombardia ed Emilia - avvisa: «Sì all'autonomia, ma non potremmo accettare un quadro in cui le funzioni vengono attribuite in base a fabbisogni standard strettamente legati alle capacità fiscali del territorio che chiede quelle funzioni. Questo rischierebbe di cristallizzare, per non dire accentuare, i divari interni al Paese». Il tutto, peraltro, proprio mentre ieri l'Osservatorio delle Cna delle regioni interessate ha reso noto che in Calabria, Sardegna, Puglia e Sicilia lo Stato e gli enti pubblici spendono una cifra che vale più del 50% del Pil delle loro aree, mentre in Veneto ed Emilia si è solo al 32%. E ad aggiungere legna sul fuoco sono arrivate posizioni critiche dal mondo della sanità e della scuola. Per la sanità la fondazione Gimbe di Bologna (che promuove la formazione in ambito sanitario) sostiene con uno studio che l'autonomia differenziata «amplificherà le diseguaglianze di un servizio sanitario nazionale, oggi universalistico ed equo solo sulla carta, violando il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini». Per la scuola un documento unitario dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil sostiene che «siamo in presenza di un progetto di vera e propria devoluzione che investirebbe in pieno il sistema scolastico del Paese minando l'unità culturale della nazione». (Piero Erle)

IL GIORNALE DI VICENZA - Giovedì, 07 febbraio 2019