Audizioni. Autonomia: sì dai sindacati alla scuola “regionalizzata”. Netta contrarietà solo dalla Cgil E il Pd chiede lumi a Zaia sui fondi

VENEZIA - Una scuola veneta, regionalizzata, alla pari di quella bolzanina, piace ai sindacati. Con un'unica eccezione: la Cgil. Gli altri, dalla Cisl allo Snals, sono favorevoli alla proposta di Palazzo Balbi di chiedere al Governo, nel negoziato per portare a casa maggiori forme di autonomia, l'intera partita della scuola. E anche le scuole paritarie vedono di buon occhio la proposta: «Significherebbe - ha detto il presidente della Fism, Stefano Cecchin - un abbattimento del 40% del costo a carico delle famiglie». I PARERI. Di scuola si è parlato ancora ieri in Prima commissione consiliare nella seconda giornata dedicata alle audizioni sulla partita dell'autonomia. Non che tutti abbiano accolto l'invito del presidente della commissione Marino Finozzi (Lega): su 25 enti invitati, se ne sono presentati solo 9 arrivando a 11 con il preside del liceo Brocchi di Bassano Giovanni Zen e il presidente dell'Accademia de la Bona Creansa Alessandro Mocellin che hanno chiesto di essere ascoltati. Mocellin ha proposto di prevedere anche l'insegnamento del patrimonio linguistico veneto. Quanto ai sindacati, solo la Cgil con il segretario regionale Christian Ferrari ha espresso «un netto dissenso» alla proposta di regionalizzare l'istruzione. OBIEZIONI. L'Ordine dei commercialisti si è presentato in audizione dubbioso: «Non abbiamo capito, e con noi neanche gli avvocati e i notai, su temi quali l'autonomia possa interessare la nostra categoria». Bankitalia non si è presentata ma ha fatto recapitare una memoria che un po' stronca le velleità autonomistiche del Veneto: «Tenuto presente che la legislazione bancaria è ormai profondamente conformata dal diritto dell'Unione europea, qualora fosse possibile riconoscere spazi di autonomia regionale nel senso della proposta di legge, questi avrebbero un margine estremamente ristretto». Una coda di audizione prima che la Prima commissione licenzi il provvedimento ci sarà venerdì: invitati i parlamentari veneti. «Speriamo che non si lascino prendere dalla foga preelettorale e non vengano tutti, sono più di settanta, faremmo notte», ha detto Finozzi. DOMANDE A ZAIA. Intanto il Pd, con il capogruppo Stefano Fracasso, ha inviato al governatore quattro domande chiedendo lumi sulle risorse finanziarie. Ossia: perché nel 2012 (studio della commissione capitanata dal professor Luca Antonini) l'autonomia valeva 5,4 miliardi e oggi 18,8? E ancora: se il Veneto vuole tenersi i 9/10 delle tasse (cioè i 18,8 miliardi) vuol dire che lascerebbe allo Stato 1/10 e cioè 2,7 miliardi, somma insufficiente per pagare le pensioni e assicurare la sicurezza e l'ordine pubblico. Occhio: a secondo delle risposte che fornirà Zaia, il Pd regolererà il proprio voto in aula sull'autonomia. L'ufficio stampa di Palazzo Balbi ha risposto a stretto giro dicendo che le materie rispetto al 2012 sono di più, a partire dalla sanità, e che anche le tasse che i veneti lasciano a Roma non sono solo i 18,8 miliardi di Ires, Irpef e Iva. Non risulta che la risposta abbia soddisfatto il Pd. (Alda Vanzan)

IL GAZZETTINO - Mercoledì, 08 novembre 2017