«Acc», il 4 aprile resa dei conti E all'Invensys via alla chiusura. Metalmeccanico in crisi, a rischio quasi 800 posti di lavoro

BELLUNO — Ultima chiamata il 4 aprile. A Roma, al ministero dello Sviluppo economico, ci si gioca la carta della salvezza per l'«Acc» di Mel (600 dipendenti). All'incontro, sindacati e dirigenza dell'azienda metalmeccanica, l'ex «Zanussi» che produce compressori per frigoriferi. Stavolta ci sarà, a quanto se ne sa, l'ad Luca Ramella, che aveva dato forfait il 20 marzo scorso e che ora potrebbe chiarire se gli acquirenti per l'impresa in crisi ci sono davvero o se hanno scherzato.

«È l'ora - afferma Luca Zuccolotto (Fiom-Cgil) - di andare al "vedo" e di raccontare la verità». Perché del pool di industriali (italiani) pronti all'acquisto del gruppo - un cartello di fornitori interessati a riconvertire i crediti in quote azionarie - si sono perse le tracce. L'esistenza della squadra era stata annunciata a fine dicembre 2012 dall'amministratore delegato. Ramella aveva assicurato che gli acquirenti si sarebbero fatti vivi a metà febbraio. Poi, invece, più nulla.

E le cose si sono complicate. Anche lo stabilimento di Fürstenfeld, in Austria, è oggetto di procedura concorsuale, secondo, però, il diritto locale. «E lì - afferma Bruno Deola (Fim-Cisl) - anche l'assenso dei creditori a nuovi piani industriali segue regole diverse. Un calcolo in cui non conta solo il capitale rappresentato, ma anche le teste dei dipendenti. Che potrebbero non avere interesse ad un acquisto "italiano" del gruppo». I creditori, da quelle parti, hanno deciso di prendere tempo su eventuali proposte di acquisto (compresa quella presunta nostrana): diranno sì o no entro il 14 aprile. Insomma, in Austria staranno a vedere quello che accadrà da noi il 4 aprile. Se non capiterà nulla, se non emergerà una posizione decisa, i due stabilimenti prenderanno strade diverse e per Mel potrebbe essere la fine. «Intanto - chiarisce Giorgio Bottegal della Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria aziendale) per la Fiom-Cgil - qui si lavora due giorni la settimana». E il tempo sta per scadere: l'azienda il 5 dicembre ha presentato al Tribunale di Pordenone (competente per la sede direzionale di Comina e per Mel) una richiesta di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti nel termine di 120 giorni: ma la scadenza, il 6 aprile, è stata prorogata dal magistrato al 5 maggio.

Va peggio all'Invensys, altro storico stabilimento metalmeccanico (componentistica per elettrodomestici) bellunese, alla periferia del capoluogo. Lì la produzione è cessata due settimane fa e il 6 agosto termina il periodo di cassa integrazione straordinaria (un anno) pattuito - insieme a 10 mila euro a persona di incentivi all'esodo e a altri 4 mila a copertura di un contenzioso relativo a partite economiche pregresse - con l'accordo tra azienda e sindacati (dell'agosto scorso) per la chiusura «soft» dello stabilimento. Poi, 165 lavoratori saranno in mobilità.

«Alcune linee produttive - afferma Marino Svaluto (Rsu) - sono già state smantellate e portate in uno stabilimento della Repubblica Ceca. Le due linee più importanti, invece, sono ancora qui». I giochi sembrano fatti, ma secondo Zuccolotto «bisogna battersi perché alcune produzioni vengano rilevate da imprenditori del luogo».

CORRIERE DEL VENETO - Martedì, 26 marzo 2013