A Sarego lo stipendio è legato all'utile d'impresa

A Sarego lo stipendio è legato all'utile d'impresa
«Non ci sono più padroni da una parte e lavoratori dall'altra, la crisi ci ha fatto capire che si è tutti sulla stessa barca. Lo dimostra il nuovo contratto siglato alla Salvagnini Italia che inaugura una nuova stagione di responsabilità. I nostri maggiori competitors sono i tedeschi e da loro qualcosa abbiamo da imparare».
Michele Taraschi, responsabile risorse umane di Salvagnini Italia, commenta così il nuovo contratto triennale per i 614 dipendenti dell'azienda di Sarego che produce sistemi per la lavorazione delle lamiere d'acciaio. Il contratto prevede un premio di produttività pari al 12% dell'Ebit ovvero del guadagno dell'azienda prima delle tasse. Dopo la crisi il gruppo Salvagnini di Francesco Scarpari (1227 dipendenti nei 4 stabilimenti tra Italia e estero) è in crescita e anche la Salvagnini Italia che ha chiuso in aprile l'anno 2010-2011 con 154 milioni di fatturato. Ma quanto potrebbero guadagnare i dipendenti in più col nuovo contratto?
«Se si raggiungessero i 13 milioni di Ebit di prima della crisi -spiega Morgan Prebianca della Fiom Cgil- il premio potrebbe valere 2900 euro; tuttavia senza la crisi e con il vecchio accordo, nel 2011 i lavoratori ne avrebbero intascati 2700. Il contratto prevede anche un aumento mensile di 50 euro lordi, tredicesima compresa, che tra tre anni arriverà a 68 euro. In ogni caso non è certo il primo contratto che prevede premi su parametri economico-finanziari».
«La novità c'è tutta - sottolinea invece Raffaele Consiglio segretario provinciale Fim-Cisl-. È la prima volta che in provincia si sigla un contratto che non prevede un tetto di Ebit da raggiungere per erogare il premio stabilendo inoltre una percentuale fissa. Il 12% di premio sull'Ebit ci sarà comunque e nel secondo e terzo anno sarà legato a parametri di produttività stabiliti non solo dall'azienda ma da una commissione mista con i dipendenti. Ora ci aspettiamo che la Salvagnini sia trasparente e che colga le proposte che arriveranno anche dalla commissione mista». «Sarà nostro interesse - replica Taraschi- proprio per questo abbiamo coinvolto i dipendenti spiegando loro come migliorare i risultati dell'Ebit dal quale tutti possono trarre vantaggio. Che la Fiom-Cgil non riconosca la novità significa difendere una posizione di principio più politica che sostanziale. Il contratto, peraltro, è stato approvato da oltre il 70% dei lavoratori e la Fiom ha il doppio degli iscritti della Fim».
Cinzia Zuccon Morgani

IL GIORNALE DI VICENZA - Mercoledì, 29 giugno 2011