Vicenza: città che vai, IMU che trovi

Martedì, 30 ottobre 2012

La quasi totalità dei comuni (105 su 121) della provincia di Vicenza ha deliberato in materia di IMU e, fino a qualche giorno fa, dall’elenco pubblicato nel sito del Ministero delle Finanze. Delibere che sono state passate al vaglio per una analisi e comparazione dagli esperti di Caf Cisl di Vicenza. Ne esce un quadro variopinto più dell’abito di Arlecchino. La prima decisione importante che la legge 214 del 2011 (che ha istituito, in via sperimentale, l’Imposta Municipale in sostituzione dell’ICI e dell’Irpef per la componente immobiliare, redditi fondiari, relativa a immobili non locati o affittati) ha affidato ai comuni riguarda naturalmente l’aliquota per l’abitazione principale. 90 comuni si sono attenuti al minimo nazionale (0,4%) mentre altri 14 l’hanno aumentata fino ad un massimo dello 0,50% (Longare e Torrebelvicino). Uno solo, Asiago, l’ha ridotta (0.2%).

Dopo di ciò 6 comuni hanno anche previsto agevolazioni per situazioni particolari come lo stato di indigenza o la presenza di disabili (segnala il Caf Cisl che nel 2011, con l’ICI, i comuni che avevano previsto una riduzione dell’imposta per situazioni simili erano ben 45).

Sempre alla autonoma decisione della singola amministrazione locale spetta decidere sulla aliquota per le seconde case. In questo caso il punto di partenza è l’aliquota dello 0,76% stabilità dalla legge nazionale. 25 comuni hanno innalzata, da un minimo di 0,80 ad un massimo di 1,05 (Enego). 5 comuni lo hanno fatto in modo selettivo per le seconde case sfitte. 16 comuni invece l’hanno ridotta nel caso di immobili concessi ad uso gratuito o dati in affitto.

Infine la questione dell’equiparazione della seconda casa ad “abitazione principale”. Qui si sono avute tre diverse interpretazioni e conseguenti decisioni.

Per 88 comuni, non per tutti quindi, è “l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero in via permanente, sempreché l’immobile non risulti locato” ponendo così fine alla lunga ed inutile polemica su questo tema. Diversa l’idea di equiparazione di altri 33 comuni che così dichiarano le abitazioni dei cittadini italiani residenti all’estero (sempreché non sia locata).

“Si tratta di una prima ricognizione- precisa Renato Riva della Cisl berica - anche perché i comuni possono rivedere quanto già deliberato. Noi ci aspettiamo che ci sia più equità e più attenzione alle famiglie in difficoltà: su questi due parametri andrebbe ricercata anche una maggiore omogeneità”.