Venezia: i medici contro la chiusura del SS Giovanni e Paolo

Venerdì, 18 novembre 2011

Hanno avuto un effetto immediato le dichiarazioni di Leonardo Padrin, presidente della V commissione del Consiglio Regionale del Veneto, che hanno confermato l’intenzione della Regione di ridurre qualità e quantità dell’assistenza sanitaria offerta ai veneziani dall’Ospedale Civile SS Giovanni e Paolo. I medici dell’Ospedale, appartenenti a tutte le sigle sindacali, confederali ed autonome, si sono infatti riuniti in assemblea e hanno deciso di dare battaglia fino in fondo.

“Sono stati presentati i volumi di attività dei vari reparti, sia in termini di ricovero che di prestazioni ambulatoriali dedicati a una popolazione che occupa un territorio vasto, e unico nel suo genere- scrivono in un loro comunicato- La misura di tale attività dimostra la necessità che Venezia sia dotata di un ospedale adeguato a rispondere ai bisogni non solo dei residenti della Venezia insulare ma anche dei turisti, degli studenti stanziali e degli immigrati irregolari, per un totale di circa 160.000 utenti”. Un conto ben diverso da quello considerato dalla Regione dove “si ragiona come se a Venezia ci fossero solo i 60 mila residenti- sottolinea Margherita Bergamasco della Cisl Medici- e come se la laguna, le isole, la particolarità dei collegamenti tramite motoscafo non esistessero”.

La preoccupazione dei medici nasce quindi dalle persistenti voci di un redigendo Piano Socio-sanitario regionale connotato da nuovi tagli di risorse, e quindi di servizi, che dovrebbero colpire duramente anche ospedale delle isole veneziane, l’unica struttura sanitaria pubblica attiva in laguna. La prospettiva di diventare un mero pronto soccorso trova il netto dissenso dei camici bianche che si considerano “in prima persona responsabili delle richieste della popolazione” visto che tale “esporrebbe la cittadinanza a gravi pericoli derivanti dalla mancata tempestività di un adeguato intervento sanitario” Non è pensabile infatti che “tutte le problematiche cliniche che necessitano di attività di ricovero possano essere semplicemente  risolte con in attività ambulatoriale attuata nel territorio”.

Le scelte della Regione di ridurre la funzionalità del SS Giovanni e Paolo risultano suffragate dal una incomprensibile decisione di non riconoscere alla città la specificità turistica che invece è stata assegnata a Jesolo e a Cortina.

Il comunicato, sottoscritto dalle federazione dei medici di Cisl, Cgil, Uil, Anao, Anpo, Cimo, Aaroi, FVM, Fimp si conclude con un appello alla cittadinanza, alle categorie produttive, alle associazioni cittadine, alle Università e alle istituzioni culturali italiane e straniere, ai comitati spontanei di recente formazione, alle autorità politiche locali perché si uniscano nel supportare con forza il diritto alla salute anche a Venezia. “la nostra mobilitazione- chiariscono i medici-  non risponde a logiche di interessi di categoria ma solo ed esclusivamente ad un impegno civile a fianco della cittadinanza. “