Veneto. 42 infortuni mortali sul lavoro nel 2012

Martedì, 29 gennaio 2013

Per il Veneto continua la serie “in positivo” della statistica sui morti nel lavoro. L’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering denuncia infatti 42 infortuni mortali nel 2012. Tre in meno dello scorso anno, dieci in meno rispetto al 2010. Sempre secondo l’Osservatorio nel 2012 la provincia che ha registrato il maggior numeri di casi è stata Verona con 11 morti, una cifra che l’ha collocata al 47° posto della graduatoria nazionale per indice di incidenza degli infortuni mortali sul numero degli occupati (26,9 per milione di occupati). Ma ben più letale si è rivelato, in proporzione, il bellunese: 7 morti, con una incidenza del 75% e il 4° posto nella graduatoria nazionale: una triste posizione da cui la provincia veneta di montagna non riesce a schiodarsi: 5° posto nel 2011, 3° posto nel 2010.

Al posto più basso, quindi con maggior sicurezza, nel 2012 Vicenza e Padova (ognuna con 5 eventi mortali che le posizionano all’81° e all’83° posto).

I dati di Vega Engineering si caratterizzano per il fatto di considerare i soli infortuni mortali occorsi negli ambienti di lavoro (fabbrica, ufficio, campi, cantieri, ecc.) mentre escludono quelli in itinere (percorso casa-lavoro e viceversa del lavoratore) e quelli connessi alla circolazione stradale (escludendo così anche gran parte degli eventi che riguardano i lavoratori dei trasporti). I casi mortali riconducibili a queste due tipologie sono da anni a volte superiori a quelli occorsi nell’ambiente di lavoro ordinario, come riporta, ad esempio, il Rapporto 2011 per il Veneto dell’Inail: 37 su 83 eventi nel 2010, 50 su 83 nel 2011. A dimostrazione che l’ambiente più pericoloso in Veneto (ma anche nel resto del Paese) rimane la strada.

Fondamentali per conoscere la realtà dei morti sul lavoro anche altre due informazioni fornite dall’Osservatorio anche se sulla dimensione Triveneto.

La prima è sulle principali cause di morte che, considerando il trienni 2010-2012, sono in gran parte determinate da: ribaltamento del veicolo/mezzo in movimento (dal 21 al 27% dei casi), caduta dall’alto di gravi (dal 16 al 25%) ed infine caduta di persone dall’alto (dal 18 al 24%). Poi quella relativa ai settori dove si muore di più che rimangono l’agricoltura (44% dei casi, media triennio) e le costruzioni  (dal 20% del 2010 al 12% del 2012, segno evidente della crisi del settore), tanto da far commentare Maurizio Cecchetto, responsabile per la Cisl del Veneto, della sicurezza sul lavoro che “si muore sempre negli stessi modi e negli stessi posti! Vuol dire che c’è ancora un  grande lavoro da fare per creare un'adeguata cultura del lavorare in sicurezza”.

Da non sottovalutare infine che sono numerose le vittime non lavoratori dipendenti: tra i morti nelle costruzioni ci sono molti artigiani edili e tra quelli in agricoltura spesso si tratta di anziani coltivatori diretti. A questo proposito Cecchetto esprime considerazioni opposte “Lascia ben sperare che in agricoltura, spesso lasciata ai margini dagli interventi sulla prevenzione, le iniziative assunte da Spisal ed enti bilaterali di settore diano buoni risultati anche se non è facile far cambiare comportamenti sul lavoro degli agricoltori più anziani”.

 in allegato: tabelle dati infortuni mortali sul lavoro in Veneto 2010-2012