Veneto: l’irresistibile ascesa dei voucher

Martedì, 18 gennaio 2011
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Il Veneto si propone come il maggiore consumatore nazionale di voucher. Il successo di questa tipologia di rapporto di lavoro sembra determinato essenzialmente da due fattori: la consistente richiesta di prestazioni lavorative brevi e provvisorie (che la legge definisce come "accessorie") e la volontà di sfruttare al massimo l'opportunità di regolarizzare rapporti di lavoro prima gestiti "in nero".
Gli ultimi dati disponibili (fonte Inps) ci dicono infatti che nei 36 mesi che vanno da agosto 2008 (mese di "inaugurazione" del voucher) a luglio dello scorso anno il Veneto aveva consumato il 18% di tutti i voucher venduti in Italia (1.185 mila su 6,6 milioni). A seguire l'Emilia Romagna (910 mila), Lombardia (840 mila) e Piemonte (780 mila). Flop totale invece al Sud nonostante che il lavoro occasionale, specie in agricoltura, sia molto diffuso: nel totale delle 7 regioni, dal Molise alle isole, i voucher venduti sono stati 425 mila.
Per osservare la nostra regione più da vicino sono disponibili informazioni più aggiornate e dettagliate fornite dal gruppo di monitoraggio che i sindacati di settore e le associazioni professionali dell'agricoltura hanno costituito con la partecipazione dell'Inps del Veneto.
Nei tre anni di vigenza dei voucher (agosto 2008, 2009 e 2010 al 31 dicembre) si sono venduti 1.900 mila voucher (l'unità di misura è rapporta al valore unitario di euro 10,00). La provincia più voucherizzata rimane Treviso (dove furono sperimentati) con 574 mila buoni lavoro e, subito dopo, Verona con 569 mila. Nel totale sarebbero state così retribuite oltre 380 mila giornate lavoro/uomo.
La parte del leone viene svolta dalle imprese agricole che hanno consumato 178 mila voucher (in pratica tutti) nel 2008, 353 mila nel 2009 (pari al 67% del totale dei venduti) e 383 mila nel 2010 (il 32%).
Accanto all'agricoltura sono cresciuti, come settori che usano i buoni lavoro, il commercio (35 mila nel 2009 e 78 mila nel 2010) ed i servizi (balzati dai 22 mila voucher del 2009 ai 149 mila del 2010). Consistente anche questa forma di remunerazione per pagare personale in occasione di manifestazioni culturali e sportive oltre che per lavori di emergenza gestiti sia da aziende che da enti pubblici. Flop completo invece nelle ripetizioni (insegnamento scolastico supplementare) la cui casella statistica rimane vuota.
Rimane il dubbio se questa tipologia di rapporto di lavoro si sia sviluppata a scapito di quelle tradizionali avendo indubbiamente un costo, per il datore di lavoro, molto più basso. Per Onofrio Rota, segretario per il Veneto della FAI, la federazione dei lavoratori dell'agricoltura e dell'agroindustria della Cisl, questa negatività non avrebbe consistenza nel settore primario. "Lo possiamo desumere confrontando i dati dei voucher con quelli degli assunti con contratto a tempo determinato e della Cassa Extra Legem dove aziende e lavoratori versano contributi per l'integrazione di malattia ed infortunio . Nel primo caso non abbiamo registrato alcun calo ma anzi una leggera crescita così come nelle entrate dei contributi alla Cassa. Questo non vuol dire che non ci siamo abusi e noi puntiamo ad un accordo sindacale per delimitare meglio il perimetro di utilizzo dei buoni lavoro. Per il lavoro in agricoltura nel Veneto il consuntivo di questi tre anni di voucher è dunque molto positivo sotto il profilo della regolarizzazione. Certamente- conclude Rota- rimangono i limiti di questo tipo di remunerazione che ha effetti modestissimi sul risparmio previdenziale e nulli sulle assistenze sociali".

Allegato: tabella voucher 2008-2010

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