Veneto: Laura Moro nuova responsabile del coordinamento donne Cisl

Venerdì, 02 ottobre 2009
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Laura Moro è stata eletta responsabile del coordinamento donne della Cisl del Veneto con il voto unanime del Consiglio Generale.
Laura è originaria di Treviso dove tuttora risiede. Dopo aver studiato e conseguito il diploma di licenza linguistica e intrapreso il percorso di laurea in lettere ha lavorato come formatrice per la CCIA di Treviso, passando poi a lavorare in successione per 3 diverse aziende informatiche dove ha ricoperto i ruoli di addetta al marketing, responsabile qualità, portando a certificazione l'azienda, ed infine come responsabile del personale. Nel 2003 ha incrociato la Cisl in occasione di uno sciopero in azienda in cui rivestiva il ruolo di controparte.
Ha cominciato così il suo impegno nel sindacato operando soprattutto nell'ambito della formazione. Attualmente è coordinatrice della formazione dell'area nordest per la Filca Cisl.
A lei le nostre congratulazioni ed auguri per questo nuovo incarico

Una donna in un sindacato, come quello della Filca, che si immagina soprattutto come rappresentanza di edili, di lavoratori e non di lavoratrici. Quali difficoltà, per queste condizioni, hai incontrato nella tua esperienza sindacale?

Il sindacato degli edili non è diverso dagli altri sindacati riguardo alle problematiche di relazione e di rapporti tra uomini e donne. Il mio inserimento non ha avuto difficoltà d'altra parte la mia esperienza nella FAI mi ha visto lavorare nel settore agricolo e nel settore forestale dove ugualmente il genere presente è esclusivamente quello maschile.
Il sindacato Filca mi ha permesso semmai di entrare in un ambiente di maggiore complessità di intervento in cui le competenze richieste sono maggiori, ma questo è solo uno stimolo per una ulteriore crescita ed in Filca ci sono molte occasioni per coltivare la propria evoluzione professionale. Ritengo che, qualora si tratti di capacità professionale, non ci sia differenza nella acquisizione delle competenze tra uomini e donne né nella capacità di esercitarle, l'unica distinzione è semmai nelle modalità di intervento ma questa è occasione di ricchezza non di ostacolo.

Credi che l'azione del sindacato italiano, e della Cisl in particolare, sia sufficientemente attenta e attrezzata per portare avanti le specifiche istanze di tutela, emancipazione e partecipazione delle donne lavoratrici?

Credo che molto sia stato fatto ma molto resti ancora da fare, le recenti acquisizioni della "quota" femminile nelle segreterie, seppur utilizzando un metodo molto discusso sia tra gli uomini che tra le donne, ha portato ad una forte accelerazione nell'integrazione di genere. Quello che il sindacato sta scontando è la mancanza di familiarità nel lavoro comune tra uomini e donne, non abbiamo una storia comune di impegno e confronto nei vertici sindacali in questo nelle aziende, specialmente negli uffici, si ritrova una capacità di lavoro comune molto più avanzata che ha dato luogo a posizioni pressoché paritarie e a possibilità di accesso ai vertici di responsabilità maggiormente suddivise, con le debite eccezioni ovviamente. Nel sindacato le donne sono sempre state presenti in gran numero ma hanno sempre ricoperto ruoli aziendali o di partecipazione ai direttivi, La mancanza di una storia comune determina una mancanza di reciproco riconoscimento professionale, in quanto, di tale collaborazione, manca ancora l'esperienza e la capacità di gestione.
La maggiore presenza femminile nei ruoli di responsabilità porterà il sindacato necessariamente ad una maggiore sensibilità alle specificità in quanto vi sarà chi quelle specificità conosce e riconosce. Comprendo la difficoltà del "mettersi nei panni" di un genere diverso e riconosco come sia spontaneo assimilare i bisogni dei lavoratori al di là delle differenze di genere presenti. La poca attenzione spesso ritrovata non è mai stata frutto di una cattiva volontà, ma frutto di una mancanza di conoscenza e di esperienza, senz'altro la presenza femminile che si è vista affermarsi negli ultimi congressi determinerà un veloce cambiamento nella capacità di attenzione al genere.

Quali sono le prime tre cose che vuoi fare quale coordinatrice delle donne Cisl?

È prematuro parlare di programmi in quanto mi è necessario anteporre a qualsiasi intervento la consultazione degli organi preposti ai diversi settori, regionali inizialmente e in seguito territoriali.
Se dobbiamo parlare di interventi credo che siamo di fronte ad una svolta nel ruolo dei coordinamenti donne: non abbiamo più a che fare con un sindacato maschile a cui i coordinamenti dovevano portare le istanze del proprio genere, ma il sindacato ora è fatto di uomini e donne che lavorano insieme, credo sia necessario fornire alle donne la formazione e nel contempo la consapevolezza del proprio ruolo politico e gli strumenti per svolgerlo in quanto donne, con modelli che siano nuovi, femminili.
Questo è un periodo estremamente promettente, se i coordinamenti, negli scorsi anni, hanno lavorato per affermare la presenza delle donne nelle segreterie, ora questa presenza si è affermata, segno dell'ottimo lavoro compiuto. Il lavoro pertanto sarà di messa in comune delle esperienze e problematiche presenti nei territori e nelle categorie al fine di indirizzarle verso la promozione di una contrattazione di genere che ritrova il proprio fondamento nello stesso "benessere lavorativo" di genere già presente nella L. 81.
Penso che sia necessario ora guardare al futuro, a formare nuove dirigenti capaci di affrontare il ruolo politico con le proprie specificità e ricchezza, fornire al sindacato una classe dirigente femminile capace ed attenta anche di rispondere ad un mondo del lavoro che non è più prerogativa maschile ma che vede, specie nella nostra regione, una percentuale di lavoro femminile pressoché corrispondente agli obiettivi di Lisbona.

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