Veneto-Italia, la grande alluvione

Mercoledì, 17 novembre 2010
veneto-italia

Il Corriere del Veneto, Nordest Europa e Antenna Tre hanno organizzato lo scorso lunedì 15 novembre un convegno alla Fiera di Vicenza sul tema dell'alluvione. Pubblichiamo di seguito l'articolo del Corriere del Veneto di Marco Bonet che racconta il dibattito nel quale è intervenuta anche Franca Porto, segretaria della Cisl del Veneto.
CORRIERE DEL VENETO 16 novembre 2010
Parla il Veneto ferito « Fondi, piani e difese mai più impreparati »

Vicenza, politici e categorie aprono la fase post alluvione « Nuovo modello di sviluppo ». «Batteremo ancora i pugni »

VICENZA - Oltre la conta dei danni. Oltre le lacrime e la disperazione di chi ha perso tutto. Il Veneto ferito e colpito dalla grande alluvione ieri sera ha avuto la sua tribuna televisiva per mettere in scena il proprio dramma ma anche, e soprattutto, per guardare al futuro. Politici, amministratori locali, industriali, giornalisti, si sono confrontati al dibattito « Veneto-Italia » , trasmesso da Antennatre dalla Fiera di Vicenza e organizzato da Corriere della Sera, Corriere del Veneto, Nordesteuropa e Antennatre. Sul palco il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, quello del Corriere del Veneto Alessandro Russello, il direttore di Antennatre Domenico Basso a dialogare con il sindaco di Verona, Flavio Tosi, i presidenti della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, e Padova, Barbara Degani, il presidente della Marsilio Editori, Cesare De Michelis e un gruppo di imprenditori, dal presidente degli Industriali di Vicenza, Roberto Zuccato, al presidente di Confturismo Veneto, Marco Michielli. In video è sfilata una regione consapevole degli errori del passato, che assicura: « Mai più impreparati » .
Piove a Vicenza, e si rincorrono le paure per una nuova allerta meteo, mentre nel padiglione della Fiera si celebra il ricordo della Grande Pioggia, quella che ha sconvolto la città berica e con lei le vicine Padova e Verona, e Treviso, un po' più in là. C'è il ricordo, certo, che passa attraverso i volti degli angeli del fango ( una quindicina di volontari della protezione civile è presente sul palco) e attraverso le immagini del disastro che ha messo in ginocchio le famiglie e le imprese del Veneto, ma anche la voglia di capire cosa resterà, quando il fango sarà stato spazzato via, quando i mobili saranno stati ripuliti, quando gli stivali e i badili torneranno finalmente in cantina, con la speranza di non doverli riprendere mai più. « L'alluvione può essere l'occasione per ripensare il nostro modello di sviluppo e per migliorare la difesa del territorio » ha detto nell'anteprima tivù del dibattito il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli. Proprio il Corriere, d'altra parte, nei giorni successivi alla Grande Pioggia aveva pubblicato una lettera firmata da importanti esponenti del mondo imprenditoriale e culturale veneto che chiedevano proprio questo al Paese: di non lasciar cadere nel nulla la lezione che la Natura ha dato al Veneto, ammonendo però l'Italia intera.

Il senso di abbandono
Una lettera servita a scuotere la coscienza nazionale, rimasta in sonno di fronte al dramma che si viveva a Nord Est, e che ha sollevato un secondo problema, quello dell'indifferenza della stampa e delle reti nazionali in cui si stava consumando il dramma di questa regione. « E' vero - ammette de Bortoli - anche nelle parole del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in visita in Veneto, si è colta l'idea della lontananza che la politica e l'informazione talvolta dimostrano di fronte alla quotidianità della gente comune » . Gente, come ricorda la presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani, che « si è sentita impotente di fronte a quell'acqua che entrava nella sua casa lentamente e che oggi, in molti casi, non ha ancora fatto ritorno sotto il proprio tetto: abbiamo avuto 4500 sfollati, nel Padovano e un centinaio di loro si divide ancora tra alberghi e ostelli. L'allarme? E' arrivato domenica: temevamo l'esondazione e invece si sono rotti tre argini, in tre punti diversi » . L'assessore alla Sicurezza di Vicenza, Antonio Dalla Pozza, che sostituisce il sindaco Achille Variati impegnato in un consiglio comunale proprio sull'alluvione, racconta poi come è cambiata la sua città: « E' cambiata perché abbiamo individuato nuove zone a rischio, perché il tessuto produttivo ne è uscito a pezzi e, purtroppo, alcune imprese non riapriranno ma anche perché abbiamo scoperto uno spirito di solidarietà stupefacente. La rabbia è durata un paio di giorni, ora c'è la speranza, vogliamo ripartire e siamo pronti a realizzare finalmente quelle opere idrogeologiche troppo a lungo rimandate » . E in sala tutti annuiscono, amministratori e rappresentanti di categoria.

I fondi e i tempi
Per ripartire, però, servono soldi, avverte il sindaco di Verona Flavio Tosi, « soldi subito, non tra sei mesi » . « E la sospensione immediata delle tasse, perché se non si fa ora, dopo un evento del genere, allora quando si deve fare? » aggiunge il direttore di Confcommercio Vicenza, Andrea Gallo. Proprio su questo tasto, quello del Fisco, avevano battuto gli industriali di Vicenza, che avevano minacciato: « Se non arrivano i soldi, sarà sciopero delle tasse, ci terremo l'Irpef » . Chiosa il loro leader, Roberto Zuccato, incalzato dal direttore del Corriere del Veneto, Alessandro Russello: « Quella è stata una provocazione, perché noi restiamo convinti che le tasse vadano pagate, ma giusta ed utile, visto che è servita a riportare la notizia di quanto era accaduto dalla quarantacinquesima pagina dei quotidiani nazionali ai titoli di apertura. Sarà stato un caso ma due giorni dopo sono arrivati qui Berlusconi e Napolitano » . La provocazione degli industriali, però, non è piaciuta agli artigiani: « Noi siamo rispettosi delle istituzioni e pretendiamo a loro altrettanto rispetto - Giuseppe Sbalchiero presidente Confartigianato Vicenza -. La politica veneta pretende di contare? Ebbene, abbiamo tre ministri, la Regione è saldamente in mano al centrodestra e allora ciascuno faccia il suo dovere » .

Pugni sul tavolo
La politica cerca di fare la sua parte: chiedendo denari, battendo i pugni e risfoderando un ribellismo che pareva essere finito nel cassetto, negli ultimi tempi: « Alluvione fa rima con rivoluzione - scandisce Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso - dobbiamo fare la voce grossa, perché siamo schiacciati tra due Regioni a statuto speciale e questo ci crea più d'una difficoltà. E' vero però che forse per la prima volta il Veneto ha dimostrato di saper anche fare squadra: ab-biamo avuto un primo riconoscimento importante, ora ci aspettiamo continuità dal governo. Nessuno si dimentichi che questa regione produce il 18% del Pil nazionale » . Si dovrà però superare in qualche modo l'antipatia che una parte delle élite del Paese sembrano nutrire nei confronti del Veneto « primo della classe » . Lo ricorda Cesare De Michelis, editore e presidente di Marsilio: « Credo che una riflessione a cuore aperto sia necessaria perché è evidente che soffriamo di una carenza di auto rappresentazione di noi stessi e non possiamo pensare che tocchi agli altri dare coscienza di quel che siamo. Nell'immagine che gli altri hanno di noi, la società veneta ha grande responsabilità, non è che sono sempre gli altri i cattivi. La solidarietà, infatti, deriva dallo scambio e dall'apertura, certo non dalla chiusura » . Un richiamo che pare andare dritto dritto all'indirizzo del Carroccio, come d'altra parte lascia intendere anche il segretario della Cisl, Franca Porto: « In fin dei conti si dice sempre " piove, governo ladro!" e se piove tanto, allora il rischio di un cortocircuito si fa serio. Io mi auguro che la Lega si ricordi di essere al governo e colga questa occasione per dimostrare che non non guida il Veneto contro qualcuno ma per qualcosa » . Replica Tosi: « Noi dipinti come egoisti? Il punto è che i veneti non sono dei piagnoni, si rimboccano le maniche e si mettono a lavorare. Ci sono sindaci, nel Veronese, che si sono preoccupati di smaltire quel che è stato distrutto dall'acqua facendo la differenziata e quando è arrivato Berlusconi temevano che le strade e gli edifici già ripuliti gli facessero sottostimare quel che era successo » . Si aspettano ora i 300 milioni annunciati proprio dal presidente del Consiglio su cui si dovrà vigilare, avverte de Bortoli, « affinché siano spesi correttamente e con la giusta assunzione di responsabilità degli enti locali » . E gli amministratori si dicono sicuri che i sindaci sapranno vigilare.

Troppo cemento
Passata l'emergenza, si dovrà guardare al futuro, ma con occhi nuovi, come spiega Marco Michielli di Confturismo Veneto: « Evitiamo di lasciar cadere nell'oblio questa lezione, come fu nel ‘ 66. Siamo secondi solo alla Lombardia per metri quadri di copertura del territorio. In questi anni abbiamo costruito troppo dove non si doveva, mi pare evidente che non si può pensare di andare avanti così » . La responsabilità del cambio di rotta, ancora una volta, ricade prima di tutto sulla politica, e la Degani mette le mani avanti: « Giusto ripetere gli errori ma si devono fare pure i conti con la realtà: negli ultimi anni la popolazione è più che raddoppiata, giudicare scelte urbanistiche fatte 30 o 40 anni fa è complicato. Ora c'è un'attenzione diversa ed in quella direzione dobbiamo proseguire » . Il dibattito s'è chiuso a tarda sera, dopo un lungo confronto, talvolta senza sconti, sul passato ma anche con qualche buon auspicio per quel che verrà: tutti gli ospiti si sono detti convinti che il Veneto si rialzerà anche questa volta, dimostrando che il Mito Nord Est è capace di rinascere più forte nelle difficoltà e che proprio quel che è successo potrebbe chiudere un capitolo, già funestato dalla crisi economica, per aprirne uno nuovo, la quarta vita di questa regione dopo quella della Serenissima, quella della fame e quella delle partite Iva. Il Veneto è pronto a fare la sua parte, si vedrà se l'Italia vorrà aiutarlo: « Non vorremmo sentirci, ancora una volta, diversamente italiani » è l'avvertimento del presidente della Fiera Roberto Ditri.

Marco Bonet

 

alluvione veneto 2010