Treviso. Lavoratori risarciti dopo 22 anni dal fallimento aziendale

Martedì, 01 luglio 2014

Era il 25 maggio di 22 anni fa quando, mentre Oscar Scalfaro veniva eletto Presidente della Repubblica in una giornata carica di tensioni (a Palermo si svolgono i funerali di Giovanni Falcone), i responsabili dell’Ufficio Legale della Cisl si recavano al Tribunale di Treviso per depositare la insinuazione al fallimento di 149 lavoratori già dipendenti della Visconti di Modrone. Obiettivo: ottenere il pagamento del TFR e delle ultime mensilità di lavoro non pagate dall’azienda milanese che aveva acquisito, senza fortuna, l’ex calzaturificio Piva di Valdobbiadene per produrre e vendere abbigliamento d’alta moda. Una vicenda giudiziaria che si è conclusa in questi giorni con una lettera dello stesso Ufficio Vertenze inviata agli interessati nella quale si informa che i soldi sono arrivati, circa 5.000 euro netti tra stipendi e rivalutazione del TFR.

Vale la pena ripercorrere le tappe fondamentali della vertenza legale. L’insinuazione è del 1992 ma solo dieci anni dopo, nel 2002, la Cisl  può iniziare con i primi ricorsi alla Corte di Appello di Trento nei confronti del Ministero della Giustizia (anche sotto la spinta della L 89/2001, cosiddetta legge Pinto per la durata ragionevole del processo ed equa riparazione) per sollecitare il curatore del procedimento fallimentare. Ma il ricorso ha esito negativo, così come altrettanto negativo è il risultato del secondo ricorso, sempre nel 2002, alla Corte di Cassazione.

Nel frattempo il fallimento si conclude nel 2009. Il sindacato non demorde e a marzo del 2010 propone un nuovo ricorso alla Corte d’Appello di Trento. Questa volta la richiesta di risarcimento danni per i 149 ex dipendenti viene accolta.

Ma siamo ancora lontani dalla parola Fine. Pur essendo stato condannato lo Stato continua a latitare e di conseguenza la Cisl da il via ad un altro ricorso ancora, questa volta al TAR di Trento, attivando i giudizi di ottemperanza e ottenendo finalmente il pagamento della la somma stabilita dalla Corte d’Appello. “E' un caso che fa letteratura nella gestione dei fallimenti” è il commento di Cinzia Bonan della Segreteria Cisl Belluno Treviso. Per la sua durata ha fatto, letteralmente, anche storia.