Speranzaallavoro: due donne per rompere il silenzio

Lunedì, 16 aprile 2012

“Rompere il silenzio e la solitudine in cui sono immerse tante vittime dell’indifferenza verso il lavoro ”, è questo lo scopo primo di Speranzaallavoro, l’associazione di promozione sociale che stamattina si è presentata ufficialmente ai media in una conferenza stampa che si è svolta presso il Centro Parrocchiale San Sebastiano di Vigenza (Padova).

Trova così concretezza la proposta lanciata dalla Filca Cisl e da Adiconsum Veneto dopo l’ennesimo caso di suicidio in Veneto di un imprenditore a causa della crisi.

Sono cinque i suoi fondatori: la Federazione delle Costruzioni della Cisl veneta e nazionale, con i segretari generali Salvatore Federico e Domenico Pesenti, l’associazione consumatori Adiconsum veneta e nazionale, con i segretari Valter Rigobon e Pietro Giordano, e Laura Tamiozzo, figlia di Antonio Tamiozzo, l’imprenditore vicentino che si tolse la vita nello scorso mese di gennaio.

Ed è stata proprio quest’ultima ad assumersi l’impegno di rappresentare ufficialmente la neonata associazione con l’incarico di presidente e sempre ad una altra donna, la sindacalista della Filca Cisl Laura Moro, è toccato l’altra carica di rilievo, quella di segretaria.

L’associazione si occuperà di offrire tutela ed assistenza alle famiglie delle vittime (e alle loro imprese, spesso a carattere famigliare) di quelli che sono stati definiti da Valter Rigobon come “omicidi bianchi”. Nello stesso tempo opererà anche nell’ambito della prevenzione, di punto di riferimento per chi è in gravi difficoltà. Un compito che sarà sostenuto anche grazie alle competenze del Comitato Scientifico costituito da uno staff di professionisti: lo studio legale Campisi e Guiducci di Padova, una psicologa ed un commercialista.

La crisi economica ha provocato in Veneto una prima ondata di suicidi di piccoli imprenditori tra settembre 2008 e marzo 2009. In sei mesi erano stati ben 15 i commercianti e gli artigiani (soprattutto imprenditori del settore delle costruzioni) a togliersi la vita. Altri casi avevano invece riguardato, in numero minore, lavoratori dipendenti, sia italiani che stranieri.

Dopo un periodo di relativa calma con qualche sporadico caso, a novembre dello scorso è ripresa la drammatica sequenza dei suicidi. A dicembre, nello stesso giorno, si sono tolti la vita Giusy Samogin, di Ponte della Priula, 43 anni, e Giovanni Schiavon. Poi l’impresario edile Giancarlo Perin di Borgoricco, Ivano Polita titolare di una falegnameria a Noventa di Piave, il vicentino Antonio Tamiozzo e, ultimo, Paolo Tonin, agricoltore di Altivole, uccisosi l’altro ieri nel capannone della sua azienda.