Sicet:nel 2011 oltre 18.000 provvedimenti di sfratto in Veneto

Lunedì, 06 agosto 2012

Vanno radicalmente cambiate le norme del progetto di legge sull’edilizia residenziale pubblica (n.282) che la Giunta del Veneto ha inviato all’esame della 2° Commissione Consiliare.

E’ questo, in sintesi, quanto sostiene il Sicet, Sindacato Inquilini vicino alla Cisl, con una lettera inviata ad Andrea Bassi, presidente della Commissione, assieme alla richiesta di audizione per poter illustrare in modo più puntuale critiche e proposte.

“La Giunta- spiega Antonio Ceron, segretario del Sicet- ha elaborato una provvedimento legislativo che non considera in alcun modo ciò che la crisi sta causando anche in Veneto tra le famiglie che vivono in affitto. Così mentre cresce il bisogno di alloggi a prezzi accessibili si pensa ad alienare ai privati quello esistente e a ridurre il sostegno sociale a chi è in grave difficoltà”.

I dati del recente rapporto del Ministero degli Interni “Gli sfratti in Italia: andamento delle procedure di rilascio di immobili ad uso abitativo: aggiornamento 2011” parlano chiaro: nel solo 2012 tra provvedimenti emessi (4.280), richieste di esecuzione (12.134) ed eseguiti (1.752) arriviamo a oltre 18.000 procedure di sfratto. Numeri mai visti prima e che- sottolineano al Sicet- riguardano tanto inquilini italiani che stranieri. E’ la crisi, la perdita del lavoro e quindi della fonte di reddito che permette di pagare l’affitto la causa primaria dei provvedimenti di sfratto: il 95% dei casi. La serie dei dati annuali conferma l’emergenza sociale: nel periodo 2001- 2007 la media per anno degli sfratti emessi dal giudice era di 2.500  che saliva a 6.500 considerando le richieste di esecuzione e quelli eseguiti. Dal 2008 siamo saliti progressivamente da 3.600 alla punta di quasi 4.900 (2010) emessi e, nel totale, dagli 8.000 sempre del 2008 ai 18.000 del 2011.

“Non si tratta di statistica giudiziaria, peraltro spesso incompleta- insiste il sindacalista- ma dietro ad ogni provvedimento c’è una famiglia, spesso con figli minori. Famiglie di lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e non ce la fanno a pagare l’affitto. Per loro l’alternativa è la promiscuità abitativa con i famigliari o i conoscenti: dove si può ci si stringe e ci si adatta”. Perché l’altra faccia della non politica abitativa sociale in Veneto è la progressiva riduzione dei contributi pubblici per sostenere le spese di affitto. Complice il dimagrimento dei fondi assegnati dal Governo centrale si passati infatti da un plafond di 18 milioni di euro per il 2009 ai circa 15,5 per il 2010 di cui 6 milioni provenienti dal Bilancio regionale per ciascun anno. A nulla sono valse le barriere alzate per limitare l’accesso ai contributi da parte degli inquilini immigrati: le domande sono cresciute fino ad arrivare alla soglia delle 40.000 pervenute.

Il Sicet del Veneto indica come un buon esempio quello messo in atto dalla vicina (geopoliticamente) Lombardia: un fondo di sostegno (aggiuntivo) di 1,5 milioni di euro a disposizione dei lavoratori in affitto che hanno perso il lavoro a seguito della crisi.

“Il disegno di legge della Giunta veneta-  prosegue Ceron-  invece si propone non di investire per allargare la disponibilità di alloggi pubblici ma, oltre che ad una generalizzata alienazione del patrimonio Gescal e ad un aumento dei canoni di locazione affidato direttamente alla Giunta dispone anche l’introduzione del rapporto di locazione privato.

Risparmi di gestione? “C’è qualcosa di positivo nel disegno di legge. Per gli Ater si dispone il passaggio dai Consigli di Amministrazione all’Amministratore Unico, ma la vera rivoluzione è la unificazione dei 7 enti in uno unico regionale. Una scelta che consentirebbe un sostanzioso risparmio nei costi e non solo quelli di gestione”.