Sanatoria immigrati 2012: all’orizzonte i primi ostacoli

Mercoledì, 25 luglio 2012

Potrebbero non bastare i 1.000 euro di contributo forfettario per regolarizzare il dipendente straniero sprovvisto di regolare permesso di soggiorno e lavoro. L’art. 5 del decreto legislativo (non ancora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale) che dispone le norme e parte della procedura per la “sanatoria 2012” prescrive infatti, dopo le specifiche relative ai mille euro, che (comma 5) “La regolarizzazione delle somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale parti ad almeno sei mesi è documentata al lato della stipula del contratto di soggiorno…”.

In attesa che il decreto interministeriale chiarisca meglio, l’interpretazione è che il datore di lavoro debba presentarsi allo Sportello Unico per l’Immigrazione esibendo documentazione che attesti di aver pagato al lavoratore almeno sei mesi di retribuzione, contributi e tasse comprese. La somma minima a questo punto (considerando la regolarizzazione di una colf part-time a 25 ore settimanali) sarebbe pari, sempre considerando un semestre, a circa 4.800 euro, comprensivi dei ratei di 13^, ferie e Tfr, di cui 680 euro per contributi previdenziali e Cassa Colf. Ben più alta se si tratta invece di un lavoratore dipendente regolarizzata da una azienda.

I sei mesi andrebbero a coprire così i tre mesi previsti come periodo minimo del rapporto di lavoro in atto al lato della domanda (se la presento a metà settembre il rapporto di lavoro deve essere incominciato almeno a metà giugno) e altri tre mesi fino alla convocazione presso lo Sportello Unico (prima non sarà possibile). Se però la convocazione arriva dopo i tre mesi, tutto il periodo che intercorre dalla presentazione della domanda deve essere coperto da retribuzione, contributi e tasse. Sembra che l’Agenzia delle Entrate emetterà allo scopo un modulo speciale di pagamento.

Un altro punto oscuro ad una prima lettura della norma riguarda la documentazione necessaria a dimostrare la presenza dello straniero in Italia da almeno il 31 dicembre 2012. Tale documentazione deve essere (comma 1) “rilasciata da organismi pubblici”. Quali documenti di questo tipo può avere un cittadino straniero irregolare? Ce ne sono diversi: il visto di ingresso turistico (scaduto), un titolo di soggiorno (scaduto, come ad esempio quelli per lavoro stagionale, studio, ecc.), una precedente domanda di emersione non andata a buon fine, la stessa espulsione, una multa, un documento di ricovero o di prestazione sanitaria presso una struttura pubblica, ecc.

Chi ne è sprovvisto rimane escluso e quindi clandestino.

Ma le vere forche caudine stanno nel comma 7: i limiti di reddito del datore di lavoro, cioè di quanto deve disporre per poter regolarizzare il dipendente. L’auspicio è che nel decreto interministeriale si tenga conto almeno del reddito medio dei pensionati (gran parte della sanatoria riguarderà colf e badanti) o si riproponga la formula delle scorse sanatorie (il doppio del costo del dipendente che si vuole regolarizzare).

In caso contrario i risultati della sanatoria sarebbero ben scarsi lasciando così com’è la situazione attuale.