Sakineh: i rappresentanti musulmani di Cisl e Anolf contro la condanna a morte

Mercoledì, 08 settembre 2010
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Cosa pensano i lavoratori stranieri, di fede islamica, che vivono in Veneto sulla vicenda di Sakineh? Abbiamo chiesto il parere ai rappresentanti ed attivisti dell'Anolf (Associazione Oltre le Frontiere, promossa dalla Cisl) e ad alcuni delegati sindacali Cisl musulmani. Lavoratori provenienti da diversi Paesi del mondo dove quella del Corano è fede diffusamente praticata, in alcuni casi anche dalla quasi totalità popolazione.
Lavoratori che sono impegnati nella vita sociale e sindacale in un sindacato, come la Cisl che è rigorosamente a-confessionale e nello stesso tempo si richiama ad alcuni valori universali del cristianesimo. E' un coro di no, sia per convinzione personale, civile ma anche religiosa.
Per Diop Sadibou, senegalese, operaio agricolo e responsabile Anolf di Portogruaro la contrarietà alla pena di morte è totale e va oltre il caso di Sakineh. Così per la lapidazione "Nessuno può decidere chi deve morire e chi no. In Senegal queste pene non ci sono e anche chi è di fede musulmana non le sostiene. Gli imam - ci dice- poi non entrano nel merito di queste cose perché lo Stato è laico. Il Senegal è poi un paese multi religioso e ogni fede viene rispettata dalle altre. In Iran il problema non è la religione ma il potere politico".
Halmi Abdellatif , che lavora alla AIA di Vazzola ed è vicepresidente Anolf di Treviso specifica che in Marocco chi tradisce il coniuge, sia l'uomo o la donna, può chiedere il divorzio e pretendere il pagamento del danno economico. C'è parità di diritto e non esiste la pena di morte. Chiara la sua posizione "Io sono contrario a togliere la vita ad una persona, specie poi se di tratta di una donna. L'Islam? L'Islam parla di rispetto e parità di diritti"
Non è molto diversa l'opinione di Omar Boujbara originario di Casablanca e sportellista dell'Anolf di Vicenza: la condanna a morte di Sakineh è dello Stato, del potere politico non della religione musulmana.
Anche Florian Mukai, albanese, delegato sindacale Cisl alla Alfa di Villafranca (Verona) si esprime senza reticenze "E' una cosa pazzesca questa condanna. Sono appena tornato dall'Albania dove ho passato le mie ferie con i miei famigliari ed amici musulmani (io sono ortodosso) e abbiamo commentato nello stesso modo la vicenda di questa donna. Non è giusto che debba morire. Siamo nel 2010".
Il nostro breve viaggio si conclude con Tipu Golam Maula, originario del Bangladesh e delegato alla Clertem di Carrè che dopo averci detto che è ovvia la sua contrarietà a questa condanna, una "cosa fuori del mondo" prosegue dicendoci che nel suo paese c'è ancora la pena di morte ma non per questi casi e per questi motivi "Il 97% della popolazione è musulmana ma lo Stato è laico. In Iran prevalgono ideologie politiche che interpretano a loro modo il Corano. Io poi ho giurato sulla Costituzione Italiana e sono profondamente contrario alla pena di morte".

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