Rapporto Nordest 2015: nella crisi emergono potenzialità per la crescita

Venerdì, 30 gennaio 2015

Il rapporto 2015 della Fondazione Nordest, presieduta da Francesco Peghin e diretta da Stefano Micelli e Silvia Oliva, conferma la condizione di sofferenza del sistema economico ed occupazionale di questa regione dell’Europa ma propone una visione ottimistica per il prossimo futuro, dettata dalla evoluzione dello scenario economico internazionale di cui potrebbe beneficiare grazie alle potenzialità del suo settore manifatturiero.

Il Rapporto fotografa gli effetti della crisi (2008-2014) con alcuni macro-dati.

Il Pil delle tre regioni nordestine è tornato ai valori del 2000 (191 miliardi di euro) dopo aver raggiunto l’acme nel 2007 con 208 mld. Ciò nonostante il Pil pro-capite rimane ben sopra la media nazionale e dell’Unione Europea. L’occupazione registra una perdita di 184mila unità di lavoro di cui 138mila sono posti di lavoro dipendente; sotto schiaffo il settore delle Costruzioni (-43mila occupati tra dipendenti ed indipendenti) e l’industria (- 135mila). Sono aumentate a dismisura le persone in cerca di occupazione (dalle 140mila del 2000 alle 261mila del 2014) mentre rimane elevato il numero di quelle occupate che erano 2, 9 milioni nel 2000 e sono oltre 3 milioni nel 2014 (ma nel 2008 avevamo sfiorato i 3,15 milioni). L’indice di vecchiaia (numero di anziani ogni 100 giovani) è cresciuto anche negli ultimi 12 anni, specie in Friuli Venezia Giulia nonostante l’apporto di giovani per effetto dell’immigrazione.

Tre i macrofattori che invitano all’ottimismo. Il primo riguarda l’export che dal 2009 al 2013 segna percentuali di crescita a due cifre (dal 26% della Moda al 46% del cibo). Il secondo il capitale umano giovanile per il quale si citano i risultati di una ricerca OCSE da cui emerge che le competenze culturali (Scienze, Lettura e Matematica) dei 15 enni del Nordest sono ben sopra la media italiana ma anche francese, inglese e (esclusa la Provincia di Bolzano) della stessa Germania. Infine l’incremento del Pil del Sistema Produttivo Culturale il cui valore aggiunto nel 2013 viene misurato in circa 12 milioni di euro.

In negativo i livelli di istruzione rispetto gli altri Paesi: la percentuale dei laureati rimane sotto la media europea ed è addirittura la metà rispetto a Regno Unito, Francia e Spagna, nonostante la crisi abbia alzato nel Nordest il tasso di disoccupazione molto di più tra chi ha un titolo di studio basso: dieci anni fa le differenze erano quasi impercettibili.