Province: Letta le cancella dalla Costituzione

Lunedì, 08 luglio 2013

Questa volta il taglio è totale ed irreversibile; “alla radice” commenta il segretario confederale della Cisl Maurizio Petriccioli condividendone l’obiettivo.

Il Consiglio dei Ministri del 5 luglio scorso ha lasciato scorrere poche ore dalla pronuncia con cui la Corte Costituzione ha dichiarato illegittimi gli articoli della legge 22 dicembre 2011, n. 214 (la c.d. Salva Italia) e i successivi provvedimenti che sopprimevano alcune province accorpandole ad altre. Per il Veneto il piano Monti prevedeva la unificazione di Treviso con Padova, di Rovigo con Verona e la cancellazione di Venezia che diventava città metropolitana.

Il disegno di legge approvato a Palazzo Chigi ha carattere costituzionale (prevede cioè di cambiare il testo della Costituzione) e non più ordinario (contestato ed invalidato dalla Corte, come molti si aspettavano) e consiste in tre brevissimi articoli: i primi due cancellano dal testo della Costituzione con certosina precisione ogni riferimento alle Province mentre il terzo prevede che, entro 6 mesi dalla loro effettiva abolizione, una legge dello Stato deciderà a chi affidarne le competenze e funzioni.

In una nota informativa della Cisl Confederale, curata da Petriccioli, si specifica anche che il Governo non ha ancora deciso se il provvedimento, che ora verrà inviato in Parlamento, seguirà la procedura ordinaria di riforma costituzionale prevista dall’ articolo 138 della Costituzione (due successive deliberazioni da parte di entrambe le Camere, con un intervallo non inferiore a 3 mesi, e con approvazione a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda deliberazione) oppure se verrà fatto rientrare nella riforma più generale del Comitato dei 40, e quindi seguirà la procedura abbreviata.

Lapidario il commento finale “la Cisl giudica positivamente questo primo passo verso la semplificazione e la razionalizzazione dei livelli amministrativi e degli assetti istituzionali, al fine di pervenire ad un sistema caratterizzato da maggiore efficienza ed operatività e ad un sensibile contenimento dei costi della politica.

Se questa fosse “la volta buona” per il Veneto si profilerebbe un assetto istituzionale interno composto dalla Regione e dalla Città Metropolitana di Venezia sui cui confini amministrativi è aperto dal 1990 un ampio e finora inconcludente dibattito.

Va anche ricordato che l’ipotesi della Cisl, ribadita in una recente intervista di Bonanni all’Unità, prevede anche una riduzione del numero dei Comuni: in Veneto sono ben 581.

 

in allegato;

Comunicato Corte Costituzionale- 3 luglio 2013

Disegno di legge costituzionale per l’abolizione delle province- 5 luglio 2013