Pensioni: gli esentati dalla manovra Salva Italia

Lunedì, 05 dicembre 2011

Le norme previste nel decreto legge “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” c.d. Salva-Italia,  prevedono l’allontanamento dell’età di pensione per i lavoratori con i requisiti dell’anzianità. Nel testo del decreto, almeno su quello in circolazione che pubblichiamo su questo sito in Le Misure Monti/provvedimenti del governo,  e precisamente all’art. 24 sono indicati gli esentati, quei lavoratori per i quali valgono le vecchie regole. Un beneficio che viene concesso a fronte di specifiche condizioni che hanno come comune denominatore il fatto che, a seguito del cambio repentino delle regole, potrebbero mettere il lavoratore in un drammatico limbo di ritrovarsi senza lavoro e senza pensione.

L’articolo, al comma 14 “gli esentati”  in primo luogo precisa che i vecchi requisiti di accesso così come le vecchie decorrenze (per intendersi: in vigore prima del decreto) rimangono valide e continuano ad applicarsi ai lavoratori che maturano i vecchi requisiti entro il 31 dicembre 2011. Le nuove regole quindi valgono a partire dal 1 gennaio 2012.

Lo stesso dicasi per le donne interessate dalla norma sperimentale (valida fino al 2015) che hanno raggiunto i 35 anni di anzianità contributiva e i 57 anni di età (un anno in più se lavoratrici autonome) che optano per la liquidazione della pensione con il sistema contributivo. In questi due casi non vi sono limitazioni di numero di beneficiari. Limitazioni che invece sono state introdotte per gli altri casi dove pur si mantengono le regole precedenti al decreto. Esse riguardano quei lavoratori, che potrebbero ritrovarsi nel limbo, ma che maturano i vecchi requisiti per la pensione di anzianità dopo il 31 dicembre 2011, quindi successivamente alla effettiva entrata in vigore delle nuove regole. Il provvedimento specifica il  tetto di 50.000 lavoratori beneficiari.

Chi sono questi lavoratori? Si tratta in particolare di soggetti che hanno perso il posto di lavoro e che utilizzano come ponte tra il licenziamento e il pensionamento alcuni ammortizzatori sociali o altre meccanismi di copertura contributiva utile alla maturazione dei 40 anni di anzianità. Stiamo parlando dei lavoratori posti in mobilità sulla base di accordi sindacali prima del 31 ottobre 2011 e che maturano i requisiti di pensionamento entro il periodo della indennità di mobilità. Poi di quelli posti in “mobilità lunga” sempre per effetto di accordi sindacali stipulati entro in 31 ottobre 2011.

A questi si aggiungono i lavoratori che sono titolari di prestazione straordinarie a carico di fondi solidaristici di settore (è il caso ad esempio dei bancari) e di coloro che sono stati autorizzati (sempre prima del 31 ottobre 2011) a pagare i contributi volontari. Infine l’esonero riguarda anche i cosiddetti “esonerati dal servizio”.

La norma si conclude precisando che, al raggiungimento delle 50.000 domande di pensione presentate da questi soggetti, gli enti previdenziali interessati non ne prenderanno in considerazione altre.

Una tagliola pericolosa e profondamente ingiusta che va resa innocua o eliminata.