Pelle sporca: truffa fiscale e licenziamenti nella concia veneta

Lunedì, 19 ottobre 2009
gianfranco-refosco

Prosegue l'inchiesta scandalo della concia " Dirty Leather" da parte della magistratura vicentina e che coinvolge imprenditori veri e società fittizie, le cosiddette "cartiere" perché create allo solo scopo di produrre false fatture e altri documenti cartacei, della Valle del Chiampo dove si trovano la gran parte delle aziende che compongono il Distretto veneto della Concia.
I reati contestati sono, tra l'altro una maxitruffa dell'Iva (evasione per circa 250 milioni di euro) e di evasione fiscale per oltre 1,2 milioni di euro.

Il fatto ha colpito anche i rappresentanti sindacali del settore, da almeno due anni impegnati quotidianamente ad arginare gli effetti devastanti sotto il profilo occupazione, della crisi che lo attraversa e a ricercarne il rilancio produttivo.
Il Distretto veneto della concia, collocato nell'area della Valle del Chiampo e nell'area limitrofa della provincia di Verona, conta ancora oggi su poco più di 650 aziende con 12.000 addetti, circa il 40% di tutti gli occupati nel settore a livello nazionale. Un settore conosciuto per la qualità delle lavorazioni, un pesante inquinamento oggi in gran parte risolto grazie ai consistenti investimenti in tecnologie per la tutela ambientale e la presenza maggioritaria, tra gli occupati, di lavoratori stranieri (circa 6 ogni 10 dipendenti).

Gianfranco Refosco, che da anni si occupa per la Femca Cisl proprio della concia, non nasconde, oltre che il disappunto, anche le sue preoccupazioni sotto il profilo sindacale "il sistema industriale veneto della concia - spiega- va ristrutturato se vogliamo che possa reggere nella competizione internazionale.
Ci sono tutti i presupposti per farlo: la qualità dei prodotti, l'esperienza imprenditoriale e dei lavoratori, il superamento dei problemi ambientali, il mercato che, seppure attraversato dalla recessione, non è destinato a svanire. Questa maxitruffa ci preoccupa perché c'è il rischio concreto che una parte degli imprenditori, e con loro le rispettive aziende, scelga la strada della illegalità e delle furbate fiscali per uscire dalla crisi. Naturalmente bisogna attendere la fine delle indagini e la pronuncia della magistratura per appurare la verità, ma le stesse dimensioni delle indagini legittimano ogni preoccupazione. Il risultato delle indagini e degli arresti dell'altra settimana è che ci sono altri 350 posti di lavoro a rischio: quelli dei lavoratori delle aziende coinvolte pesantemente nell'indagine.

Per il sindacalista vicentino peggio ancora sarebbe se questa truffa non fosse stata scoperta: si sarebbero infatti determinate le condizioni per cui ad uscire indenni dalla crisi sarebbero state soprattutto le aziende beneficiarie dell'imbroglio fiscale mentre quelle oneste ne avrebbero pagato le conseguenze negative.

"La via breve per fronteggiare la crisi, quella della evasione fiscale in grande stile, non porta a nulla - sostiene Refosco- anzi, come si sta dimostrando, le situazioni si aggravano. Abbiamo almeno 15 aziende in Cassa Integrazione Straordinaria su il cui futuro gravano pesanti ombre. Le energie, le risorse, le intelligenze, vanno usate tutte per rilanciare il settore, per aiutare le aziende a superare sia la contrazione congiunturale dei mercati che le difficoltà più strutturali determinate della competizione internazionale".

L'ultimo ragionamento riguarda i lavoratori, moltissimi tra i quali immigrati da Africa, Asia e Europa Orientale, una realtà sociale e lavorativa che stata oggetto anche di studi approfonditi, "tutta gente che paga le tasse - ricorda Refosco- come ha ribadito anche Bonanni nella recente manifestazione di Piazza Navona, che partecipa al made in Italy e che ora, per colpa di alcuni imprenditori che le tasse le hanno evase alla grande, rischia di trovarsi per strada, senza un lavoro, con la possibilità di perdere il permesso di soggiorno e magari con qualche amministrazione locale che fatica a concedere un sostegno economico. E pensare che solo con i 250 milioni di Iva evasi, senza contare i mancati introiti delle altre tasse, c'erano i soldi per pagare gli ammortizzatori sociali per tutto il Veneto!". E' questo il disappunto del sindacalista.

Ust Vicenza, Femca Cisl