Padova: appunti di socio-sanitario per il Veneto

Martedì, 12 giugno 2012

(galleria fotografica a fine testo)- “Sulla sanità servono scelte lungimiranti. La nostra proposta riguarda quindi la programmazione del suo futuro mettendo nel conto, da subito, il rispetto dell’obiettivo di contenere la spesa pubblica. Riteniamo infatti che si possa continuare a garantire un sistema di servizi sociali e sanitari di qualità senza doverne aumentare i costi per le famiglie”. Sabrina Dorio, segretaria Cisl Veneto con delega ai temi del Welfare ha introdotto così il dibattito sul nuovo piano dei servizi socio-sanitari che si è svolto ieri a Padova. Una iniziativa a cui hanno partecipato Leonardo Padrin e Claudio Sinigaglia, rispettivamente Presidente Vice presidente di quella Commissione regionale ( la Quinta) che ha prodotto il progetto di legge con il nuovo Piano che, proprio oggi, sarà portato in Consiglio Regionale per essere discusso ed approvato.  
La proposta della Cisl veneta presentata da Dorio ruota attorno ad concetto forte: mettere al centro l’assistenza primaria e portare nel territorio i servizi per le cronicità ed integrarli con quelli domiciliari.
In questo modo l’ospedale (la rete ospedaliera) può dedicarsi alla cura delle “acuzie”. Anche la prevenzione va riorganizzata con interventi sul lungo periodo. Infine la rivisto il lavoro delle figure professionali che operano nel sistema socio-sanitario. Su questi presupposti la valutazione del Pdl disposto dalla V Commissione “il Consiglio Regionale deve specificare nel Piano Regionale alcuni criteri che riteniamo prioritari: quelli per la riorganizzazione della rete degli ospedali e dei servizi territoriali (compresi quelli dedicati alla non autosufficienza), per il finanziamento delle ASL, per la compartecipazione degli utenti alla spesa. Il Piano dovrebbe anche mettere in chiaro un percorso per le professioni. Infine una questione di trasparenza verso i cittadini: per ogni capitolo della programmazione vanno indicati i risultati che si vogliono conseguire, in quanto tempo e con quali mezzi”.
Sui principi si dichiarano d’accordo i responsabili della Commissione. Per Padrin in particolare il nuovo Piano è un processo irreversibile che, dopo 16 anni di pezze, va a riorganizzare un sistema di servizi che vale 8,5 miliardi di euro all’anno ed occupa 60 mila persone. “il servizio deve ruotare attorno alla persona e ai suoi bisogni, i confini delle Ulss sono falsi problemi” ha sostenuto il consigliere di maggioranza vantando che la Regione Veneto in materia di costi del socio-sanitario non opera come il Governo nazionale con tagli orizzontali e nemmeno ricorrendo a ticket o all’aumento dell’addizionale Irpef. Dubbi sulla effettiva sostenibilità del sistema sono arrivati da Sinigaglia e poi, sottolinea, staremo a vedere se il progetto di legge approvato in Commissione passerà incolume il vaglio in Consiglio da parte della stessa maggioranza oltre che della Giunta.
Per Franca Porto le chiavi di volta della sanità veneta sono tre. La prima è che la sua programmazione per i prossimi anni sia coerente ed adeguata ai bisogni di salute e alle caratteristiche geo-fisiche dei territori e quindi svincolata dai poteri locali: il sistema deve quindi garantire un servizio efficiente anche tra dieci e vent’anni. Poi, rimanendo sempre pubblico nella sua sostanza, il servizio deve dare maggiore spazio e ruolo alla sussidiarietà, dal volontariato alla cooperazione sociale, nella massima trasparenza. Anche qui premiare l’efficienza, non i poteri. Infine le risorse che si possono (si devono!) risparmiare sulla parte sanitaria vanno investite su quella sociale. Sul fondo una preoccupazione: quella che il Piano non nasca già vecchio, inadeguato e stritolato tra le ristrettezze imposte dalla crisi e le nuove necessità della salute.
Tutti d’accordo nel criticare la scelta della Giunta di utilizzare il reddito 730 al posto di quello ISEE per i certificare i limiti di reddito nelle esenzioni dai ticket. “Così- specifica il capolega dei pensionati di Castalfranco Veneto- pagano sempre i fessi”.