Olini (Cisl): più produttività non significa più sfruttamento del lavoratore

Lunedì, 05 luglio 2010
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Gabriele Olini, laureato in Economia alla LUISS di Roma, dal 1982 ricercatore presso l'Ufficio Studi della CISL , è il primo docente della settegiorni della contrattazione, il percorso formativo della Cisl del Veneto, che si è aperta oggi a Zelarino di Venezia.
Argomenti della giornata di studio L'evoluzione della contrattazione nazionale e decentrata e l'accordo del 22 gennaio 2009. La direzione del corso è di Elisa Ponzio.
Lo abbiamo intervistato sul tema della contrattazione di secondo livello.
La contrattazione di secondo livello punta sulla produttività. Ma più produttività non vuol dire maggior sfruttamento dei lavoratori?
Non è così. Produttività è innanzitutto miglioramento della qualità e dell'organizzazione del lavoro. Quindi più partecipazione dei dipendenti alla vita dell'impresa, più capacità di incidere per accrescerne la competitività che deve poi tradursi in miglioramento delle condizioni retributive.

Uno scambio quindi tra impresa e lavoratore, più produttività in cambio di più retribuzione
Sì, e questo considerando anche la fase di crisi che stiamo attraversando. Le imprese che riusciranno a fare questo scambio saranno quelle che potranno utilizzare meglio la ripresa che abbiamo di fronte.

Oggi la contrattazione di secondo livello conta di più o di meno di ieri?
La nostra contrattazione si basa su due pilastri: quello nazionale con i grandi contratti collettivi nazionali e quello della contrattazione decentrata, ed è giusto che rimangano due. Nel tempo però la contrattazione decentrata nel settore privato si è notevolmente indebolita probabilmente anche a causa della riduzione della capacità sindacale di contare nella organizzazione del lavoro. Questo è un elemento negativo e non solo per le retribuzioni ma anche per la competitività delle imprese.

Dunque funziona bene solo una parte della contrattazione?
I CCNL (oltre 300) coprono gran parte del lavoro e dei lavoratori, ma, rispetto alle retribuzioni, solo per il loro adeguamento all'inflazione, per il mantenimento del potere d'acquisto. Ma l'aggancio alla produttività è demandato alla contrattazione di secondo livello. Lo si era stabilito ancora nell'accordo del luglio 1993. Purtroppo questo pilastro, per varie ragioni, non è decollato. Anzi per la progressiva riduzione delle dimensioni delle imprese e la evoluzione del mercato del lavoro si è assottigliato il numero di aziende dove la contrattazione si pratica. Bisogna invertire questa tendenza.

Nella dinamica costo del lavoro - produttività quale è il confronto con gli altri Paesi europei?
Noi abbiamo avuto una dinamica non favorevole della produttività dal 2000 in poi, mentre negli altri paesi questa aumentava notevolmente. Per cui, nonostante una crescita molto modesta dei salari, in Italia il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato molto più che in altri Paesi come ad esempio la Germania.

Per aprire una stagione di contrattazione aziendale o territoriale cosa serve allora?
Serve un sindacato che sappia intervenire meglio nella organizzazione del lavoro. Poi un ruolo positivo possono giocarlo anche gli incentivi fiscali e contributivi. Ma prima viene il sindacato capace, con più competenze proprie e di rete, anche affidate all'esterno. Ci vuole un sindacato anche più giovane che conosca bene l'evoluzione dei nuovi sistemi di produzione, oggi orami lontani dal fordismo.

Non c'è il rischio di emarginazione per il sindacato che non fa contrattazione nelle aziende che fanno produttività?
Il rischio c'è, ma bisogna essere ottimisti. Bisogna fare un piano d'azione sulla formazione, sulle competenze ed aprire alle energie nuove che ci sono. Poi credo che anche il sistema imprenditoriale sia sensibile a queste tematiche. Infine bisogna tener conto di un fatto importantissimo in Italia e più ancora nel Nordest: la piccola dimensione delle imprese. Dobbiamo scegliere modalità di intervento che siano congrue con il fatto che moltissime nostre imprese sono piccole, spesso a conduzione famigliare.

Riforma della Contrattazione