Monselice. Italcementi: congelato il revamping si passa alla CigS

Lunedì, 21 gennaio 2013

Alla fine a Monselice ha prevalso la Cassa Integrazione. L’accordo messo nero su bianco al Ministero del Lavoro qualche giorno fa indica in 70 (su 103) il numero massimo dei lavoratori del cementificio padovano che saranno posti in Cassa Integrazione Guadagni (gestione Straordinaria) nei prossimi due anni.

“Sotto questo profilo - commenta Rudi Perpignano della Filca Cisl – abbiamo ottenuto dei buoni risultati al tavolo di trattative con l’azienda ottenendo la rotazione, l’anticipo dell’indennità ed una integrazione salariale importante”. Ma il mancato avvio del progetto di revamping, peraltro posticipato al 2015, non è passato in modo indolore. “Monselice è stato declassato da sito di eccellenza a centro di macinazione e deposito- spiega con rammarico il sindacalista – e ora dobbiamo impegnarci tutti affinché torni ad essere praticabile.

Perpignano contesta l’azione svolta dai comitati locali contro le cementerie del padovano (oltre a Italcementi ci sono gli stabilimenti di Cementizillo e della Cementeria di Monselice che, con l’indotto, danno lavoro a quasi 500 persone) “Purtroppo sono anni che ci troviamo a lottare contro una propaganda di disinformazione e, peggio ancora, ad affrontare anche la miopia di alcune forze politiche locali e di una parte degli amministratori locali”.

Non che da parte sindacale si sia sottovalutato il tema ambientale “già nel gennaio 2011 abbiamo firmato con Italcementi un accordo tecnico per impegnare l’azienda ad un ulteriore abbassamento delle emissioni rispetto ai già bassi livelli che Italcementi ha presentato come risultato dell’ammodernamento degli impianti ma anche ad intensificazione dei controlli e della trasparenza verso la collettività”.  Tutto è però rinviato alla sentenza del Consiglio di Stato. 

Da questa settimana poi sono programmate assemblee con i lavoratori, ed un incontro con la Direzione Italcementi per contrattare le specificità della Cigs a Monselice. “Continueremo a difendere con forza la salvaguardia del sistema industriale nel territorio della Bassa padovana- conclude il sindacalista- già pesantemente martoriato dalla lunga crisi economica, per il bene dello sviluppo territoriale e del benessere sociale di tutte le famiglie, sempre mantenendo prioritario l'impegno di tutela dell'ambiente e della salute generale."