Mario Siviero, sindacalista apprendista per coerenza, è il nuovo segretario della Femca Cisl del Veneto.

Giovedì, 05 novembre 2009
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Mario Siviero è di Rossano Veneto in provincia di Vicenza. Città con una lunga storia nella produzione tessile fin dai tempi della Repubblica di Venezia: nelle campagne si coltivava il gelso e si allevavano i bachi da seta, mentre con le concessioni di acqua dal Brenta di dava forza motrice alle filande, ai magli e ai molini.
Ha cominciato a lavorare nel.1974, a quindici anni come apprendista in un calzaturificio "nel mese di settembre, finite le scuole - precisa - e ad ottobre ero già iscritto al sindacato, la Filta Cisl". Dopo due anni, ancora apprendista, viene nominato delegato sindacale "uno dei titolari- ricorda- mi propose di rinunciare alla tessera sindacale in cambio della concessione immediata della qualifica di operaio", proposta respinta al mittente, "per coerenza con le mie idee". Nel 1982 inizia il suo impegno a tempo pieno nel sindacato di Categoria fino a diventare segretario territoriale di Vicenza e, da oggi, del Veneto.
Apprendista per coerenza con i suoi ideali, a Mario Siviero, persona tranquilla e determinata, abbiamo posto, appena eletto alcune domande su alcuni temi che la Femca, categoria che rappresenta comparti produttivi diversi e con forti specificità, affronta.
Con lui in segreteria Carlo Nicolli e Ivana Dal Forno.

Quale è il futuro del settore tessile-abbigliamento italiano?

Dobbiamo partire dalla considerazione che la riorganizzazione mondiale del settore tessile-abbigliamento non ha mai fine. Si può dire che la produzione tessile gira il mondo quando lo girano gli uomini che la usano
Dopo la sua crescita, negli anni che vanno dal dopoguerra al 1970-1980, ora stiamo assistendo, da 10 anni a questa parte, ad un suo progressivo declino occupazionale.
Molti Paesi hanno smesso di importare e producono in proprio soprattutto abbigliamento. A seguito di ciò molte aziende italiane, quelle venete comprese, si sono internazionalizzate e hanno stabilimenti dove producono sia abbigliamento, scarpe e altri prodotti specifici per quel mercato che per il mercato internazionale. Sono queste quelle che potranno resisteranno anche nel futuro e che possono meglio superare la crisi attuale. Per dirla in poche parole: tanto più le aziende del settore aprono attività in altri Paesi del mondo tanto più possono rimanere vive anche in Italia. E' il caso ad esempio della Geox che ha addirittura aumentato l'occupazione in Italia.
E però anche vero che non possiamo certamente pensare ad un futuro dove il settore conservi questa dimensione produttiva ed occupazionale. Solo negli ultimi 5 anni i lavoratori dei nostri comparti iscritti all'Ente Bilaterale per l'Artigianato del Veneto si sono ridotti di 5.000 unità.
La crisi in corso ha poi accentuato le difficoltà. Sono di oggi i dati di Veneto Lavoro che registrano nel settore un calo di oltre 5.000 assunti nel 2009 rispetto al 2008, più del 30% in meno.

La Femca è anche la categoria sindacale del settore chimico e della plastica. Qui la questione principale è il Polo chimico di Marghera. Cosa ne pensi ?

Bastano parole: la chimica deve rimanere in Italia, è un settore strategico sul quale bisogna investire per il futuro e non smobilitare. Marghera è un polo di eccellenza della chimica e come tale va, nel rispetto dell'ambiente e della sicurezza, sviluppato. Quindi siamo contrari al suo progressivo smantellamento.

La tua Categoria ha in Veneto una vasta e collaudata esperienza in materia di crisi aziendali: dalle ristrutturazioni pesanti della chimica alla evascenza delle piccole aziende del sistema moda. Da questa dura esperienza che visione ne ricavi sul sistema degli ammortizzatori sociali e più in generale sul welfare del lavoro?

Rispondo sulla base della esperienza e non di idee preconcette. Noi gli ammortizzatori li abbiamo usati tutti e, come hai detto tu, in abbondanza e da sempre. Ebbene posso dire che vanno riformati e riorganizzati perché oggi, salvo l'ottimo strumento della Cig in deroga che ha bloccato migliaia di licenziamenti anche nel nostro settore, non arrivano a tutelare adeguatamente tutti i lavoratori. Mi riferisco ai lavoratori occupati nelle piccole aziende artigiane (la media nel nostro settore è di 9 addetti per azienda) che sono la maggioranza degli occupati, ai lavoratori a domicilio, che non sono pochi ma migliaia: sono persone in carne e ossa, persone che conosciamo, con cui parliamo tutti i giorni. Ho detto che parlo sulla base della mia personale esperienza, del mio lavoro quotidiano.

Femca Cisl