La ricetta di Galan per frenare la sanità veneta

Giovedì, 05 marzo 2009

La Cisl del Veneto risponde a botta calda al governatore Galan che, in diverse dichiarazioni rilasciate alla stampa, ha esternato i suoi intendimenti sul sistema della Sanità pubblica regionale.

Il governatore in un primo momento si era espresso contestando, per l'area della spesa sociale, il patto di stabilità attuato dal governo nazionale e, successivamente, schierandosi apertamente per il no alla facoltà dei medici di denunciare i pazienti stranieri irregolari. Prese di distanza dalle posizioni del governo che avevano fatto sperare in una nuova fase di attenzione per il sistema socio-sanitario.

Ma il cambio di orizzonte è arrivato subito.
"Quello che abbiamo letto in questi giorni sulla stampa - conferma Sabrina Dorio, segretaria della Cisl veneta responsabile del dipartimento per le politiche socio-sanitarie- ci ha invece confermato che il coraggio di cambiare con interventi di programmazione strutturale, per il bene dei cittadini veneti e di chi viene a curarsi da noi, non c'è.

Lo stesso coraggio però ma non manca per azioni estemporanee che possono mettere a rischio la tenuta del sistema: prima con la richiesta di risparmio di 120 milioni di euro ai direttori generali, adesso con l'idea di travasare risorse dalle Ulss più virtuose a quelle in rosso, senza chiarire se si tratta di un intervento "una tantum", di un prestito o di un metodo definitivo. Noi temiamo che il sistema collassi per mancanza di scelte organiche e strutturali.

Infatti- prosegue la Dorio - in assenza di un piano sociosanitario che risponda ai nuovi bisogni sociali e di salute si continua ad intervenire con una estemporaneità sconcertante, tentando di disturbare chi (i politici) non fa scelte, e scaricando le responsabilità sui direttori generali.

Se veramente si deve risparmiare e razionalizzare, e noi ne siamo convinti, le strade sono altre.

Innanzi tutto è necessario correggere i criteri di finanziamento delle Ulss, che in alcuni casi presentano enormi differenze ingiustificate, poi si deve agire sul fronte dei risparmi, a partire dai costi per le consulenze inutili, delle esternalizzazioni dei servizi che in questi anni hanno perso in qualità perché nessuno controlla.

Bisogna ad esempio verificare perché ci sono Ulss che a parità di servizio erogato spendono anche il 35% in più di altre ed iniziare da subito ad individuare costi standard anche all'interno della nostra regione, senza aspettare Roma".
Per Franca Porto sulla sanità la Regione Veneto "dall'immobilismo, che abbiamo più volte denunciato, passa ai rattoppamenti, ma i risultati non cambiano. Noi insistiamo perché il futuro della sanità veneta, un grande sistema pubblico che va preservato e qualificato, sia programmato con quella attenzione che merita, tenendo conto dei grandi cambiamenti in corso anche nei bisogno di salute e di servizi sociali. Su questi presupposti si deve cercare di migliorare l'efficienza del sistema, tagliando gli sprechi e responsabilizzando tutti gli attori della sanità pubblica. La politica e le istituzioni venete devono dimostrare di essere capaci di praticare positivamente il federalismo già da ora".

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