Ius Soli: 90.000 veneti in attesa di cittadinanza

Lunedì, 25 novembre 2013

Sono 90mila i bambini ed i ragazzi nati in Veneto, che frequentano la scuola (dall’infanzia alle superiori) nella nostra regione ma che dovranno aspettare 18 anni per ottenere, solo facendone domanda, la cittadinanza italiana. E’ uno degli effetti più paradossali delle norme sullo ius sanguinis che in Italia si applica allo stato puro, come la chiarito l’avvocato Fabrizio D’Avino nel corso del convegno sui temi dell’immigrazione promosso dalla Cisl di Venezia e del Veneto sabato scorso a Mestre “come in pochi altri Paesi”. Ma non è finita qui. Tutti i rappresentanti delle associazioni degli immigrati che sono intervenuti nel corso del dibattito contestano anche le norme che regolano l’acquisizione della cittadinanza italiana anche per coloro che sono nati in Paesi non appartenenti all’Unione Europea: 10 anni di permanenza ininterrotta in Italia, essere occupati al momento della domanda (per cui bisogna pagare anticipatamente, senza rimborso se non va a buon fine) ed infine una attesa che dura fino a 3-4 anni. Per Franca Porto l’Italia se vuole superare la crisi ed avere un futuro non può tenere in un angolo l’immigrato, ricordando come la Cisl partecipò (unico sindacato italiano per molti anni) ai lavori dell’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro, agenzia ONU dal secondo dopoguerra) per ottenere impegni da parte della comunità internazionale a favore dei lavoratori migranti e delle loro famiglie “allora si doveva tutelare i nostri emigranti che andavano a cercare lavoro nella comunità dell’acciaio e del carbone”. La segretaria della Cisl ha sottolineato che, quello della cittadinanza politica è uno dei diritti che va affermato, denunciando che ancor oggi  non mancano leggi e prassi discriminatorie , ad esempio, come denunciato dall’UNAR,  nelle assunzioni di non poche aziende pubbliche. Dure critiche anche alla Bossi- Fini, una legge che - ha sottolineato Lino Gottardello, segretario della Cisl di Venezia- “trova interpretazioni ed applicazioni diverse e contrapposte da parte degli stessi uffici dello Stato”. Bocciatura sonora per la Bossi-Fini anche da parte di don Dino Pistolato “ Non posso accettare la logica di una legge per la quale esisti solo se hai un lavoro mentre se sei disoccupato non sei nessuno: questa logica va demolita”. Per il direttore della Caritas veneziana va invece praticato un altro principio “Chi vive in un Paese dove lavora, paga le tasse, partecipa alla vita sociale, deve avere il diritto di scegliere chi lo governa, dunque  diritto di voto agli immigrati”. Gli fa eco Simonida Petrovic, operatrice dell’Inas di Vicenza, immigrata dalla Serbia “Voglio poter dire che sono italiana di origine straniera”. Nelle sue conclusioni Liliana Ocmin, segretaria confederale Cisl, ha richiamato la politica alle sue responsabilità: “Da vent’anni sentiamo sempre le stesse parole mentre è ora di cambiare la musica: l’immigrazione è un banco di prova per la politica italiana” che, ad esempio, deve saper distinguere l’immigrazione economica da tema dei profughi e dell’asilo. Pieno l’impegno della Cisl per cambiare le norme sulla cittadinanza verso lo ius soli “i minori figli di immigrati si sentono italiani, se chiedi a loro di quale paese sono rispondono: Italia”. Ocmin ha invitato le associazioni degli immigrati ad una maggiore partecipazione responsabile alla vita sociale “Vorrei vedere una mobilitazione quando viene uccisa una ragazza perché giudicata “troppo occidentale