Ipab in Veneto. Rota “Urge concludere il percorso di riforma”

Martedì, 31 ottobre 2017

«Una nuova regolamentazione delle Ipab è per noi urgente, e non solo perché sono oramai passati quasi 130 anni dalla legge che le istituì. Era il 1890 quando venne approvata la legge 6.972 che regolamentava le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza (Ipab) e quella legge è ancora in vigore; da allora sono stati presentati ben 12 diversi progetti di legge, l’ultimo dei quali (il 25/2015) è fermo in attesa di approvazione in Regione da due anni». Inquadra così la situazione normativa delle Ipab Onofrio Rota durante la conferenza stampa unitaria e congiunta con le federazioni del Pubblico Impiego e dei Pensionati che si è svolta stamattina presso la sede Cisl di Via Piave. Al centro l’urgenza di riformare il sistema di questi enti che in Veneto sono 176 (100 delle quali operano come case di riposo mentre il resto si occupano di disabili e minori). La mancata riforma ha prodotto negli ultimi anni una de-regolamentazione, in primis la trasformazione di una parte in Fondazioni (il che equivale ad una pluralità di opzioni contrattuali con meno salario e tutele per i lavoratori). «Il Veneto è unica regione in Italia che non ha ancora legiferato sulla riorganizzazione delle Ipab, creando una situazione di stallo in un settore fondamentale per far fronte ad un bisogno sociale di primaria importanza – ha sottolineato Christian Ferrari Cgil Veneto - a nostro giudizio è indispensabile operare un potenziamento del sistema delle Ipab e difenderne il carattere pubblico». «L’altro aspetto della vicenda – ha continuato Gerardo Colamarco Uil Veneto - è quello dei consigli di amministrazione di tutte queste strutture che diventano spesso un “parcheggio” per politici di seconda fila. Un costo, anche questo, che si ripercuote sulle rette. È per questo che, in assenza di un segnale da parte della Regione, siamo pronti alla mobilitazione». Tre le mosse lanciate da Rota per valorizzare le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza nella riforma: integrarle nelle nuove USL accorpando le IPAB minori, accentrare nelle USL le funzioni tecnico- amministrative riducendo i costi fissi e infine potenziare il personale impegnato direttamente nei servizi di assistenza e sanitari».