Intervista a Domenico Pesenti, segretario generale della Filca Cisl

Lunedì, 02 novembre 2009
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Intervista a Domenico Pesenti, segretario generale della Filca Cisl

Alla iniziativa organizzata dalla Filca Cisl del Veneto "Mille ed una piattaforme"  (vedi Galleria Fotografica) ha partecipato anche il suo Segretario Generale Domenico Pesenti.

Domenico, 56 anni, è originario di Brembilla, piccolo Comune della provincia di Bergamo, i cui abitanti, rifugiati a Milano, assunsero il cognome di Brambilla, il cognome tipico del capoluogo lombardo. Ha cominciato a militare nella Cisl nel 1973 quale operaio in una torneria in legno, attività quasi scomparsa: "facevamo finte candele in legno".

Dal 2003 è segretario nazionale della Federazioni delle Costruzioni che organizza in tutta Italia circa 300 mila iscritti.

Nella iniziativa di oggi la Filca del Veneto pone al centro della discussione la contrattazione e precisamente l'azione che sta svolgendo, anche con buoni risultati, per dare gambe al nuovo sistema contrattuale, quello riformato con l'accordo del 22 gennaio. Quali sono le nuove opportunità che questo nuovo sistema può portare nella contrattazione che, nei settori produttivi che voi rappresentanti, ha già una forte diffusione, radicamento e varietà di formule?

La prima opportunità del sistema riformato è quella che ci permetterà di rinnovare il contratto nazionale come una normale scadenza fisiologica e non più come un avvenimento eccezionale.

A questo nazionale si aggiunge poi un secondo livello, quello della contrattazione integrativa aziendale o territoriale. In edilizia di fatto c'è già, ma ora abbiamo anche la garanzia che vengano rispettati i tempi dei rinnovi.

Per il settore manifatturiero invece, e questa è la seconda opportunità, la novità è più sostanziale: a tutti è data la possibilità di partecipare alla contrattazione di secondo livello e ai suoi benefici, anche ai lavoratori delle piccole aziende, dove il sindacato non è presente. Sulla base delle nuove regole contrattuali chiederemo per queste e per i loro dipendenti la copertura dei contratti integrativi territoriali. C'è anche l'ipotesi dei contratti di distretto.

Nell'ultimo Consiglio Generale la Filca ha posto la sua attenzione sul rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, i primi in scadenza sono quelli degli edili e dei cementieri. Si tratta di comparti che soffrono pesantemente degli effetti della crisi internazionale e del ciclo basso della produzione edilizia. Questo fatto, assieme a quello che non si è giunti alla definizione di una comune piattaforma con le altre sigle sindacali, può compromettere la sottoscrizione del nuovo CCNL?

La crisi non facilita la firma dei contratti ma proprio perché abbiamo l'accordo del 22 gennaio li potremo rinnovare e porre, proprio al loro interno, il tema del rilancio dell'occupazione. In edilizia abbiamo posto le basi su questo tema in occasione degli Stati Generali dell'Edilizia dove abbiamo concordato con le controparti che vanno tutelate e sostenute le imprese serie (quelle regolari per intenderci, che rispettano il contratto) rinnovando in questo senso, ad esempio, il sistema degli appalti.

Restiamo nell'ambito del lavoro in edilizia. I licenziamenti ed il ricorso alla Cig sono da mesi a livelli mai visti prima. L'attuale sistema degli ammortizzatori sociali disponibili nel comparto sono sufficienti a garantire un reddito minimo per i lavoratori che sono costretti a farne ricorso?

No, non sono per niente sufficienti. Infatti abbiamo chiesto al Ministero del lavoro che si giunga al più presto ad una estensione della Cig in edilizia per parificarla al settore industriale e arrivando quindi ai 12 mesi consecutivi di copertura in caso di mancanza di lavoro. Poi abbiamo chiesto anche la parificazione dei trattamenti previsti per la indennità di disoccupazione che sono ancora oggi quelli della "Speciale" che, un tempo, erano migliori che per gli altri settori visto gli alti e bassi del lavoro edile, ma oggi invece sono peggiori. In sostanza parità di ammortizzatori.

Dobbiamo dire che il "sistema edile" tutela bene il lavoratore quando è occupato nel settore (Casse Edili, bilateralità, contratti integrativi, ecc.) ma è debole quando questo perde il lavoro perché punta al suo rapido reinserimento occupazionale (è la caratteristica del lavoro edile: ci cambia spesso impresa mantenendo l'occupazione). Ma quando il settore va in crisi, come ora, le tutele sono insufficienti.

Torniamo alla contrattazione di secondo livello. Quale può essere il suo contributo al superamento della crisi nel settore del mobile/arredo che compete nei mercati internazionali?

E' questa la vera sfida che abbiamo davanti. Di solito la partecipazione dei lavoratori è richiesta quando le aziende vanno in crisi. Noi chiediamo invece di partecipare sempre, anche quando le cose vanno bene. I lavoratori devono sentirsi protagonisti della vita e del futuro dell'azienda in cui lavorano.

 

Filca Cisl