Il fango non si toglie con le parole

Lunedì, 08 novembre 2010
franca-porto-cisl-veneto4

Che l'alluvione sia cosa che riguarda direttamente anche il sindacato Franca Porto, segretaria della Cisl del Veneto, lo ha detto da subito definendola come la seconda in ordine di tempo, successiva a quella della recessione. Non a caso nelle parole usate dalla segretaria della Cisl, ma anche dai media, per parlare dell'alluvione ritroviamo spesso gli stessi termini usati per parlare della crisi.

Alluvione sottostimato?
Diciamo che ora è chiaro a tutti, dal governo in giù, quanto gravi siano i danni che l'alluvione ha fatto al Veneto, alle sue popolazioni, alla sua economia. Danni che si assommano a quelli già gravi procurati dalla recessione.

Cosa fare allora?
Per prima cosa medicare le ferite e poi risanare il corpo. Servono quindi risorse e capacità di utilizzarle efficacemente e cioè con rapidità, per non lasciare da solo chi è stato colpito. Immediatamente dopo servirà mettere in atto una strategia di interventi che riduca progressivamente i rischi che simili disastri si ripetano.

Ecco, parliamo dei soldi. Quali?
Partiamo dal presupposto che la crisi economica ha già messo in difficoltà le famiglie e le imprese e poi, in tutti i casi, per molti non c'è la possibilità di far fronte alle spese di riattazione delle abitazioni e delle aziende. Poi servono le risorse per le opere idrauliche. Per fare le due cose servono quindi i soldi, e non pochi. C'è il rischio che su questo aspetto la politica, più che fare cassa, faccia fumo. Tutti sanno infatti che soldi nelle casse dello Stato non ce ne sono o non ce ne sono a sufficienza, come pure si dovrebbe sapere che per ogni euro che esce un altro euro dovrebbe entrare.

Cosa propone la Cisl allora?
Per avere una cassa adeguata e di pronto uso noi riteniamo che si debba operare su due fronti.
Quello nazionale, istituendo, come ha proposto Raffaele Bonanni una tassa (si proprio una tassa!) di scopo pro-alluvionati sulle transizioni finanziarie e/o sui grandi patrimoni più alti. Una tassa doppiamente solidaristica quindi: chi, nel Paese, ha di più, mette qualcosa per aiutare chi ha perso tutto o molto. Ci aspettiamo che su questa proposta convergano tutti, dalle imprese alle forze politiche, senza distinzione.

La Cisl ha detto che il sindacato farà la sua parte. Che vuol dire?
Il sindacato può operare, assieme alle rappresentanze degli imprenditori, per mettere in moto subito una macchina solidaristica finalizzata ad aiutare concretamente chi ha subito i danni dell'alluvione.
In Veneto c'è infatti una grande tradizione di partecipazione solidaristica nelle emergenze e lo strumento della bilateralità è già attivo su questo fronte. Usando questi strumenti possiamo fare e presto.

Non pensi che anche chi fa amministrazione e politica debba dare il buon esempio?
Sarebbe un bene per tutti, indipendentemente dal risultato quantitativo. Ad esempio con la devoluzione di una mensilità di indennità, gettoni, ecc. extra-stipendio che coinvolga tutti: dai massimi vertici all'ultimo consigliere di ente.

Non sono mancate le polemiche Veneto versus Roma. Che ne dici?
Siamo convinti che nei momenti di maggiore difficoltà serve utilizzare il massimo della razionalità e della concretezza. Le provocazione sono utili ma non possono permettersele coloro che sono o che sono stati al governo. Quindi Vescovi (vicepresidente degli industriali di Vicenza,ndr) fa bene, ma lui non è al governo.

Quale solidarietà serve?
Siamo sempre convinti che la solidarietà non è un semplice dare ed avere ma è soprattutto un circuito virtuoso e razionale che da risposte immediate ma che, nel contempo, opera lasciando tracce permanenti sulla coscienza civile, buone pratiche politiche, sistemi organizzativi efficienti.
La solidarietà che serve, che chiediamo e che siamo pronti a sostenere non è contro qualcuno o qualcosa ma un passo avanti della coesione sociale, che cambia la società nel suo insieme di istituzioni, rappresentanze sociali, singole persone.
Quella che ci ha permesso di resistere ai danni della prima alluvione, quella della crisi internazionale.

L'alluvione ci mette dunque alla prova?
Sì, e se la superiamo bene non solo ce lo lasceremo alle spalle come un brutto ricordo ma avremo fatto un passo in avanti tutti e migliorato la nostra società. E' dal 1966 che il Veneto non è chiamato ad una prova così dura. Molti non erano neppure nati. Ma così opera una società matura e responsabile che sa togliersi il fango di dosso non recriminando ma dandosi una mano.

alluvione veneto 2010