Il Terzo Welfare: in Veneto cresce bilaterale e sussidiario

Sabato, 12 ottobre 2013

 

C’è il welfare pubblico, conquista sociale e civile dell’Europa del ‘900, oggi in grande difficoltà; c’è poi un secondo welfare, quello che propone il mercato e che ogni individuo liberamente acquista sulla base delle proprie necessità e più ancora delle disponibilità economiche.

Accanto a questi due pilastri ve ne è un terzo, vecchio quanto il prima ma meno conosciuto e che oggi, grazie all’azione contrattuale, sta allargando la sua sfera di intervento pur mantenendosi sempre nell’ambito della sussidiarietà: è il welfare prodotto dalla bilateralità. Aziende e lavoratori che fanno cassa comune mettendo ognuno il proprio contributo economico e gestendo insieme le risorse accumulate.

Il Veneto è stato uno dei luoghi dove questa formula virtuosa ha trovato origine e poi si è più sviluppata. Negli ultimi vent’anni poi ha avuto un balzo in avanti grazie a quello che potremo definire come “federalismo contrattuale responsabile”, abito mentale e metodo d’azione che caratterizza molte Parti Sociali venete.

La bilateralità con cassa e gestione nazionale e quella a gestione e cassa locale (regionale o territoriale) sono cresciute insieme, intrecciandosi e moltiplicando le adesioni (sia tra le imprese che tra i lavoratori) che hanno così raggiunto percentuali uniche in tutta Italia.

Nella nostra regione ad esempio si è costituito Solidarietà Veneto, l’unico Fondo Pensione territoriale in una regione a statuto ordinario, così come unica è l’esperienza territoriale di Sani.in.Veneto.  Storiche sono invece le presenze delle Casse Edili e delle Casse per la malattia e l’infortunio in agricoltura.

Il convegno-tavola rotonda promosso dalla Cisl del Veneto per martedì 15 ottobre prossimo mette a confronto, per la prima volta, i rappresentanti delle Parti Sociali (Confindustria, Confartigianato, Cisl) che hanno giocato un ruolo di primo piano nello sviluppo della bilateralità negli ultimi anni.

Spiega il relatore al convegno, il segretario Cisl Giulio Fortuni che “Alla bilateralità veneta, senza contare quindi le adesioni alle forme aziendali ed a quelle nazionali (come i Fondi Interprofessionali), partecipano 475 mila lavoratori e 113 mila aziende. Le risorse raccolte, che sfiorano i 170 milioni di euro all’anno, si trasformano in pensioni, sussidi sociali, formazione professionale, interventi per le spese sanitarie e anche salario e contributi per le aziende. Ma le potenzialità sono sicuramente maggiori di quanto finora realizzato. Noi puntiamo molto sulla prossimità: l’esperienza ci insegna che più la bilateralità e vicina ai suoi “soci” lavoratori e imprese più partecipazione ottiene”. Pensiamo anche che si possa guardare anche a nuovi orizzonti, per allargare la platea dei beneficiari ma anche intervenendo sulla finanza per le piccole imprese come sta già facendo, con successo, Solidarietà Veneto”.