Giorno della Memoria. Verona nella topografia del Terzo Reich

Giovedì, 26 gennaio 2017

«L’estate del 1943 era finita. Dalle austere ed eleganti stanze dell’edificio di Via Vittorio Emanuele II, Harster iniziava con il suo gruppo di specialisti la sua missione: colpire gli ebrei e i nemici politici del Reich». Una parte di storia quasi sconosciuta quella che racconta il ruolo di primissimo piano che la città di Verona ha  assunto, suo malgrado, nel periodo di occupazione tedesca nella politica di repressione  e di deportazione degli ebrei dall’Italia. Alle porte del 72° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz (domani 27 gennaio ricorrerà l’annuale Giornata della Memoria), la Cisl del Veneto propone la lettura de “I Signori del terrore – Polizia nazista e persecuzione antiebraica in Italia (1943 – 1945). La stampa (Cierre Edizioni), curata dalla storica Sara Berger con il contributo di altri studiosi e ricercatori, raccoglie alcuni saggi che colmano l’enorme vuoto storico. Anche nella città stessa di Verona, non vi sono tracce di questa drammatica vicenda, se non per la targa apposta sull’edificio del palazzo di Via Vittorio Emanuele che ospitò gli uffici italiani dell’RSHA, l’organismo centralizzato che controllava e gestiva gli organi di repressione del Terzo Reich, la Gestapo (Polizia Politica), la Kripo (Polizia Criminale) e l’SD (Servizio di Sicurezza). Verona non fu scelta a caso, ma per la sua vicinanza geografica alla sede del rinato governo fascista, Repubblica di Salò, che collaborò attivamente al progetto di sterminio.