Fim Veneto. Figli dell’Europa e orfani dell’Unione?

Lunedì, 07 marzo 2016

La maggioranza delle persone che attualmente abitano l’Europa portano sul passaporto, oltre al nome dello Stato di appartenenza, anche quello dell’Unione Europea.

Tra queste  molte sono nate sotto il segno dell’Unione che il prossimo anno celebrerà il 66° della sua prima espressione: la CECA (Comunità Economica Carbone e Acciaio) e il 60° dai Trattati di Roma che diedero vita alla CEE.

L’ultima generazione poi non ha mai usato le vecchie divise nazionali perché l’Euro compirà, sempre nel 2017, la sua maggiore età.

Il loro futuro di cittadini UE è però incerto. La dis-Unione Europea è una ipotesi in campo che trova argomenti non solo nella diversità delle politiche economiche e sociali messe in campo dai 28 Esecutivi e Parlamenti degli Stati membri, dalla crescita di movimenti politici che propongono la separazione del loro paese, ma anche dalla disdetta unilaterale degli accordi sottoscritti. L’Unione sembra incapace di governare in modo adeguato l’uscita dalla crisi, le spinte nazionaliste, il dramma dei profughi.

Chi abita l’Europa,  ed è dunque figlio dell’Unione, potrebbe quindi restarne orfano?

Una domanda che la Fim Cisl del Veneto ha girato a due intellettuali che di Europa si occupano da punti di vista diversi: il prof. Vittorio Emanuele Parsi, che insegna Relazioni Internazionali alla Cattolica di Milano e Alberto Berrini, un economista autore di numerose pubblicazioni sul tema della crisi. Le loro analisi ed argomentazioni si confronteranno, domani 8 marzo, con il Consiglio Generale di Fim Veneto convocato dal Segretario generale Massimiliano Nobis a Vicenza.

Ai lavori porterà il suo saluto Onofrio Rota