Filippi (Siulp): i fatti sul caso del bambino di Padova

Venerdì, 12 ottobre 2012

Pubblichiamo volentieri questo intervento di Silvano Filippi, segretario regionale per il Veneto del Siulp, il sindacato di polizia vicino alla Cisl, sul caso del bambino di Padova. Un contributo che aiuta a fare chiarezza sulla drammatica vicenda.

Molti mi stanno chiedendo un'opinione sul comportamento dei miei colleghi che hanno eseguito l'ordine di allontanamento del bambino, documentato dal video diffuso su internet, oggetto di pubblica generalizzata indignazione, ritengo quindi opportuno esporre di seguito quanto sto dichiarando agli organi di stampa da stamattina, ricostruendo la vicenda in modo quanto più oggettivo mi sarà possibile:

1) Lo scorso mese si agosto, con un provvedimento irrevocabile, la Corte d'Appello di Venezia ha disposto l'allontanamento del minore dalla madre, per tutelarne le condizioni psico-fisiche.
2) un simile provvedimento, assolutamente raro, viene adottato solo in casi estremi, e presuppone decine di visite ed accertamenti effettuati dai servizi sociali, da neuropsichiatri infantili e da specialisti nel settore educativo;

3) da allora ben cinque tentativi di eseguirlo sono andati a vuoto;

4) il provvedimento del giudice ha affidato agli assistenti sociali l'esecuzione dell'allontanamento, ed ha disposto che, nel caso in cui non fossero riusciti nel loro incarico, potessero richiedere l'intervento della Forza Pubblica;

5) si arriva così ai giorni nostri, in cui, per l'appunto, gli assistenti sociali chiedono l'intervento dei poliziotti. I quali si limitano ad assistere all'ennesimo tentativo andato a vuoto di allontanare il bambino con i sistemi tradizionali. E' tra l'altro presente anche uno psichiatra, il quale, vista lo stallo decide di procedere. A quel punto il padre, dopo aver inutilmente cercato di abbracciare il figlio, lo prende per le gambe e lo trascina sul marciapiede;

6) qui entra in scena il mio collega, il quale, visto che il bambino era trascinato in quel modo, lo solleva da terra prendendolo da sotto le braccia. Non usa alcuna forma di violenza, ed anzi impedisce che la decisa azione del padre possa creare danni fisici al minore.
7) A questo punto la domanda: poteva il mio collega agire diversamente? E cosa avrebbe dovuto fare? Starsene a guardare il bambino trascinato come un sacco di patate? Non mi parrebbe la cosa migliore? Poteva la collega starsene zitta? Ecco, forse l'unica imprudenza in tutta questa vicenda è stata questa;

8) Faccio infine presente che un poliziotto che si rifiuta di eseguire un ordine portato da una sentenza di un giudice commette un reato. E questo giusto perché si comprenda, una volta per tutte, che a noi poliziotti farebbe piacere evitare di assistere a simili squallide derive familiari. Ma non abbiamo alcuna possibilità di sottrarci a tali doveri. Se qualcuno lo vuole andare a fare al posto nostro, è il benvenuto;

9) infine, due parole quanto alle scuse chieste dal Capo della Polizia: lo dico come sindacalista, ed in quanto tale con diritto di esprimermi senza pericolo di essere sanzionato (un rischio che altrimenti correrei): ha perso un'occasione per fare una riflessione più approfondita. Ben vengano tutte le inchieste amministrative interne. Noi abbiamo il filmato integrale di quanto avvenuto, perché sul posto c'era un operatore della Polizia scientifica a riprendere il tutto. E questo filmato rappresenta la prova a sostegno della notizia di reato che oggi verrà trasmessa all'Autorità giudiziaria nei confronti di quanti hanno impedito l'esecuzione dle provvedimento, così commettendo un reato.