Cisl Veneto, tesseramento. Nel 2016 sfiorati i 412.000 soci

Giovedì, 02 novembre 2017

Il tesseramento della Cisl del Veneto si chiude con 411.854 soci, di cui il 43 per cento pensionati.

In termini di valori assoluti sono quasi 7mila iscritti in meno rispetto al 2015. Visti da vicino i trend sono però molti diversi sulla base del settore e della singola federazione. Nell’Industria il saldo è negativo tra i metalmeccanici, nel tessile abbigliamento ma soprattutto negli edili (quasi 2.900 soci in meno, riflesso della crisi occupazionale che hanno attraversato i tre settori. Una chiave di lettura che è confermata dalla crescita degli iscritti alla federazione dell’agroalimentare.

In positivo anche i numeri di Cisl Scuola che beneficiano delle nuove assunzioni. Su due direzioni opposte va anche il tesseramento nel Terziario: in calo trasporti e postali, in crescita commercio e bancari, quest’ultima grazie alla costituzione della First (unione tra Fiba Cisl e DirCredito).

Effetto della crisi anche la forte crescita degli associati in stato di disoccupazione (Naspi) e mobilità che però non compensa totalmente le perdite registrate tra i lavoratori attivi.

In calo invece (- 5mila) gli aderenti alla FNP (pensionati) dove i nuovi arrivi, ridotti dalle riforme previdenziali, non compensano il saldo naturale.

Con questi numeri la Cisl del Veneto si conferma comunque come il primo sindacato e la prima organizzazione sociale del Veneto. La crisi, da una parte, e la stretta sulle pensioni dall’altra, hanno influito negativamente sulle dinamiche del tesseramento di molte federazioni: dal 2009, anno con il miglior tesseramento, ad oggi il totale degli associati è sceso del 6 per cento. 

«Questi numeri vanno letti con attenzione - commenta Onofrio Rota - e soprattutto mettendoli a confronto con le parallele dinamiche dell’occupazione di medio periodo. Nei primi anni della crisi i nostri iscritti sono aumentati anche nei settori più esposti, basti pensare che il totale dei soci lavoratori attivi è passato dai 204mila del 2009 ai 211mila del 2016: la crisi ha avvicinato i lavoratori al sindacato. E’ chiaro che alla lunga si pagano le riduzioni di personale e che serve un grande impegno di proselitismo per ritornare ai livelli precedenti. Diversamente negli ambiti di lavoro ad alta sindacalizzazione, come il caso delle poste, degli elettrici e di alcuni comparti del Pubblico Impiego, dove prosegue la riduzione degli occupati è difficile recuperare terreno».