Castellani (Cisl Verona): perché il centro ricerche Glaxo deve rimanere aperto

Mercoledì, 03 marzo 2010
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Sulla vicenda Glaxo ed in particolare sulla decisione della multinazionale anglo- americana di chiudere il centro ricerche di Verona è intervenuto con un comunicato stampa il segretario della Cisl scaligera Massimo Castellani.
"Qualcuno- scrive Castellani- in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, tende a sminuire la vicenda Glaxo guardando "solo" le ricadute occupazionali che il centro ricerche provocherebbe in caso di chiusura. Si dice anche che la chiusura di 3 o 4 piccole medie imprese, equivalgono al personale del centro ricerche e nessuno ne parla. Credo sia bene precisare alcuni aspetti legati alla vicenda del centro ricerche". Gli aspetti che il segretario evidenzia sono più di uno. In primo luogo che la decisione di chiudere il centro ricerche sulle neuroscienze è giunta del tutto inaspettata e dopo che era già stato approvato un piano di lavoro e il bilancio di costo anche per l'anno 2011. Poi la questione che sembra abbia mosso il pollice verso degli azionisti: un fatturato netto 2009 del più 11,5 % invece di quello previsto del 14 %. Un risultato che non può giustificare in alcun modo una scelta così drastica.
In Italia poi la GSK ha fatturato circa 20 miliardi di euro nel 2009 rispetto ai circa 15 miliardi nel 2008 ed il centro di Verona ha un costo annuo di circa 150 milioni di euro, meno dell'1% del totale.
Le argomentazioni di Castellani contro la chiusura considerano anche il lavoro che i ricercatori stavano sviluppando: la scoperta di molecole per la cure delle malattie psichiatriche: disturbi mentali come la depressione o la schizofrenia, per liberare dalla dipendenza di droghe (cocaina, tabacco, alcol), per i disturbi del sonno e dell'alimentazione. Molecole già in fase di sperimentazione clinica sull'uomo e che a breve potrebbero diventare i farmaci del futuro per tali malattie, per le quali esistono oggi solo farmaci di oltre 35-40 anni fa.
"Se teniamo conto di questi fatti- prosegue Castellani- ne conseguono diverse considerazioni. La prima è che il ruolo di un centro ricerche non è paragonabile a nessuna entità produttiva: la ricerca scopre nuove sostanze, genera sviluppo e dunque nuovi posti di lavoro. Ma la ricerca legata all'innovazione è anche fondamentale per sostenere la concorrenza nei mercati internazionali. Tutti concordano nel fatto che in Italia dobbiamo incentivare la ricerca: possiamo permettere la chiusura di un centro di eccellenza? La considerazione successiva riguarda il cosa di realizza in questo centro. Stiamo parlando di farmaci che possono curare patologie mentali e dipendenze (in primis quella da cocaina) che riguardano milioni di persone in tutto il mondo (il costo del consumo di cocaina nel mondo equivale a 100 bilanci della FIAT e interessa 21 milioni di persone)".
Drastiche le conclusioni: chi finanzia tali ricerche farmaceutiche non può essere distaccato e miope di fronte alle positive ricadute sociali che si potrebbero avere.

Femca Cisl, Ust Verona