Carraro, assemblea sindacale per dire no ai licenziamenti

Martedì, 22 settembre 2009
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A Campodarsego, dietro le oliere della mensa, i volti dei lavoratori che partecipano alla assemblea sindacale, esprimono incredulità, poi, di fronte ai richiami alla realtà dei sindacalisti, preoccupazione.
"265 esuberi - scandisce, quasi fosse scritto a lettere questo numero, Gianni Castellan, segretario della Fim Cisl e relatore a cui tocca illustrare quanto si è detto nell'incontro con la direzione aziendale giovedì scorso, e aggiunge- una brutta notizia che non arriva mai da sola. L'azienda infatti ha dichiarato di voler procedere unicamente e rapidamente con un unico strumento: la mobilità e quindi il licenziamento".
Ma come si fa a non pensare che sia un bluff? La Carraro, mezzo secolo di vita, multinazionale (ha stabilimenti in Cina, India, Argentina, USA, Spagna, Germania, Brasile, Russia, Lussemburgo) ma con il cuore e la storia in questo piccolo paese della cintura padovana. Mario Carraro, il patriarca, è di qui. L'azienda non ha mai fatto cose del genere, mai tagliato i ponti con il sindacato,
"Siamo in presenza di un'altra Carraro- continua Castellan- la famiglia certamente c'è ancora ma ci sono anche nuovi manager che forse ragionano con la freddezza dei numeri più con il senso sociale che una grande impresa deve pur avere. Sarebbe la prima fabbrica del padovano che passa dalla Cig ordinaria (quella per intenderci, per superare le crisi brevi) ai licenziamenti tout court". Come dire: dall'aspirina alla sala chirurgica e senza anestesia.
La prospettiva delineata dal managament alla RSU e al sindacato, ma anche ribadita in una successiva intervista al Corriere di Mario Carraro, è quella che l'azienda non deve affrontare una crisi congiunturale, più o meno lunga, ma una riduzione sostanziale e strutturale del mercato dove opera (parti meccaniche di macchine semoventi e trattori) e quindi della sua produzione. Così se i tagli sono già partiti negli stabilimenti non italiani con oltre 600 licenziamenti su 1.600 occupati, altrettanti se ne vogliono operare in quelli italiani che occupano oltre 2.000 persone e che sono concentrati in Veneto (oltre Campodarsego: Padova e Rovigo) e in Friuli Venezia Giulia (Gorizia e Maniago), cui si aggiunge Poggiofiorito, in provincia di Chieti.
Il sindacato e la RSU hanno respinto con forza questa posizione, l'hanno dichiarata irricevibile e per venerdì è atteso un nuovo incontro. "Ci aspettiamo qualcosa di molto diverso da un pacco di licenziamenti- lo dicono tutti nel corso della breve discussione e lo ribadisce anche il segretario della Fiom- da un'azienda come questa ci attendiamo un piano industriale, un piano di investimenti, ipotesi e progetti per nuove produzioni, ricerca e in questo contesto una discussione aperta sui livelli occupazionali". Insiste e si ripete, anche da parte Fiom, la proposta di attivare anche un Contratto di Solidarietà.
"Ci aspettiamo un impegno anche delle banche- sottolinea Castellan- che devono fare la loro parte come anche le istituzioni locali, dalla Regione ai Comuni del circondario".
I senegalesi non perdono una battuta delle discussione, i giovani corrucciano la fronte mentre i più anziani di fabbrica sembrano ancora convinti che non può essere così tutto vero. Mentre prende applausi convinti chi propone di mettere fuori le bandiere sindacali, l'assemblea di aggiorna al dopo venerdì. Poi tutti escono a gruppi, con le mani in tasca, commentando, per l'ennesima volta in questi giorni, l'inverosimile che la crisi fa piovere anche dentro quello che sembrava, fino a ieri, un tetto sicuro per il lavoro.
"Sembra passato un secolo dallo scorso aprile- confida Lucio Celi, delegato storico della Fim Cisl- quando in occasione del rinnovo della RSU si discuteva su obiettivi contrattuali come l'asilo nido aziendale, la fermata dell'autobus davanti all'azienda, le professionalità. Chi se l'aspettava un colpo del genere? A gennaio ci avevavo parlato di 25 esuberi...ora si sono moltiplicati per dieci". Anche lui, come tutti gli altri, sta prendendo le nuove misure dell'essere operaio, delegato sindacale e dipendente comunque orgoglioso della Carraro di Campodarsego. La determinazione a lui, come agli altri, non manca

 

Fim Cisl, Veneto crisi