Bonanni: dal governo ci aspettiamo la riduzione delle tasse

Giovedì, 10 ottobre 2013

Raffaele Bonanni ha partecipato oggi ai lavori del Consiglio Generale della Cisl di Belluno Treviso convocato a Longarone per commemorare il cinquantesimo della tragedia del Vajont. Il Segretario generale della Cisl è stato intervistato da Federica Baretti.

 Bonanni, cinquanta anni fa la tragedia del Vajont...

Siamo qui per ricordare una tragedia che ha coinvolto tutto il popolo italiano e che ha inflitto tante ferite a questo territorio. Ancora oggi ci insegna che la tecnica deve sempre conciliarsi con la natura, diversamente la presunzione dell’uomo subisce gravi colpi, dobbiamo ricordarcelo sempre. Era doveroso essere qui anche per dire che la buona ricostruzione porta sviluppo come è successo anche questo territorio.

Come ha lavorato il governo in questi mesi?

Finora il governo, che dobbiamo ricordare non ha una base programmatica, ha avuto modo solo di discutere delle bandiere dei partiti. Tant’è che noi, con gli imprenditori, abbiamo chiesto che ci dia una base programmatica sull’ economia e che si guardi al sociale come una risorsa. Il Paese deve riprendere forza e vigore sia moralmente che economicamente.

Come si esce dalla crisi?

Noi chiediamo che al centro di tutto ci sia la vicenda fiscale, che ha indebolito le famiglie e l’economia perché quando le persone, parliamo di quelle meno abbienti, vengono stracaricate di tasse non spendono più. Questo fatto ha ripercussioni gravissime per l’economia: quanto un paese manifatturiero come l’Italia non piazza le sue merci  subisce come effetto la contrazione dell’occupazione. I disoccupati in più sono il frutto di questo meccanismo. Quindi bisogna ridare i soldi alle famiglie e dimezzare le tasse per coloro che investono o reinvestono gli utili, non per tutti.  Noi diciamo anche che bisogna mettere mano alla spesa pubblica che non è tutta orientata al bene comune. Molte sue parti sono orientate dall’inefficienza, dallo spreco e, talvolta, dalla ruberia. Bisogna affrontare il problema alla luce del sole, non facendo discutere, come propone Saccomanni, da conventicole, dalla Banca d’Italia, da Ragionerie, perché si è visto che ogni qual volta si vuole mettere mano alla  spesa di quel tipo, il sistema feudale politico italiano muove i suoi passi, i valvassori e i valvassini premono sul feudatario politico e in Parlamento non succede nulla. I Comuni rimangono uguali a prima, le Regioni e le Province lo stesso, ognuno con le sue baracche e burattini.

Mettiamo al centro anche la questione dell’industria che è il cuore dell’economia. Senza industria non c’è terziario avanzato o altri settori che funzionano bene. Almeno mettiamo mano sulla questione dell’energia che è troppo costosa per le industrie e sulle infrastrutture materiali e immateriali. Spero che il governo si muova in questo senso. L’altro ieri ci siamo incontrati con Letta, ci ha dato speranza di fare qualcosa ma lui deve avere coraggio e chiedere coraggio a tutti perché per superare questo dosso bruttissimo che abbiamo di fronte è necessario una grande discontinuità nei comportamenti che devono essere improntati al coraggio e alla verità.

 Ieri è stata approvata una manovrina che ha posticipato il finanziamento degli ammortizzatori in deroga. Preoccupato?

Si, e lo voglio dire con molta chiarezza, perché mentre il ministro parla di una non precisata iniziativa sul salario minimo garantito, manda allo sbaraglio migliaia di lavoratori non assicurando loro i fondi necessari, che pur ci sono, per la cassa integrazione e la mobilità in deroga.

Come valuta la vicenda Alitalia? C'è il rischio default?

Spero si capisca che possedere, pur attraverso un’impresa che deve giocare un ruolo da privato, un vettore italiano significa proteggere e sviluppare meglio il nostro turismo.  Peraltro il bacino di traffico italiano è il quinto del mondo ed è, quindi, molto ricco e che si deve saper utilizzare bene, non sprecare e disperdere.

Le Ferrovie devono entrare in Alitalia?

Vedo con molto favore questo intreccio ed una unica strategia tra ferrovie ed aerei può anche compensare tutte quei ritardi che finora non sono stati superati. Penso al fatto che ad oggi non c’è un solo, dei cento aeroporti italiani, che abbia un collegamento efficiente con la ferrovia.

La Provincia di Belluno va salvata?

Bisogna riorganizzare i territori. Non dobbiamo innamorarci delle sigle e dei contenitori. Bisogna rivedere l’assetto istituzionale anche locale, in modo tale che costi meno e sia più efficienti. Non possiamo avere tutti i livelli istituzionali che abbiamo perché dobbiamo pagarceli tutti. Spero che si entri in questa mentalità. Sono strumenti che hanno avuto molte modificazioni. Non sono sacrali a cui dobbiamo inchinarci. L’ente regione è uno strumento che deve essere sobrio, poco costoso e molto efficiente. Anche i comuni devono essere strumenti. Ho sentito che qua si stanno unificando: è una cosa buona. I politici che agitano la bandiera per mantenere tutto com’è non stanno pensando ai cittadini ma a loro stessi.