Alluvione un anno dopo: intervista al prof. Luigi D’Alpaos

Mercoledì, 02 novembre 2011

Siamo ad un anno dall’ultimo, in ordine di tempo, alluvione in Veneto. Per capire se siamo usciti dal fango, e non solo provvisoriamente, ci siamo rivolti all’ingegner Luigi Dalpaos, un’autorità in materia di sicurezza idraulica in Veneto. 67 anni, è professore ordinario di idraulica all’Università di Padova ed ha fatto parte della commissione De Marchi – con Ghetti, Ramponi e Tonini, il massimo della scienza idraulica italiana – che esaminò la situazione dei fiumi veneti dopo l’alluvione del ’66 e indicò gli interventi per evitare che si ripetesse.  Dalpaos è stato anche relatore al convegno della Cisl del Veneto “Fuori dal fango” che si è tenuto a Soave lo scorso 23 maggio.

Siamo ad un anno dall’alluvione Veneto e a pochi giorni da quello che la colpito le Cinqueterre e la Lunigiana. Effetti uguali, cause diverse?

 

E’ sempre difficile individuare completamente le cause di questi eventi, ma ritengo che anche in quella situazione ci sia alla base un uso poco attento del territorio. Adesso si dice anche che i cambiamenti climatici possono aver causato questi disastri, lo stesso presidente della Repubblica ne ha parlato. Io non so se scientificamente questa affermazione sia dimostrabile. Ci certo è pericolosa perché potrebbe portare qualcuno a credere che siamo tutti vittime del Padreterno, che invece ci ama moltissimo.

 

Torniamo al Veneto. Gli interventi realizzati hanno reso più sicure le zone colpite lo scorso novembre?

Era gioco forza che gli  interventi si concentrassero nel porre rimedio ai danni e quindi nel tentare di riportare il sistema alle condizioni antecedenti all’alluvione. Da quello che ho sentito questi interventi di ripristino sono in fase avanzata se non in via di ultimazione quasi ovunque. Poi ci sono gli interventi strutturali da fare, ma per questi ci vogliono tempi lunghi.

 

Anche sulla prevenzione delle alluvioni si sono formati partiti che sostengono soluzioni diverse: quello dei bacini di laminazione (avversato sembra dai proprietari dei terreni interessati) poi  quello della manutenzione dei fiumi. Che ne pensa?

La manutenzione non  essere dimenticata come è avvenuto negli ultimi 50 anni, però da sola non basta. Il sistema dei fiumi del Veneto ha necessità di interventi importanti che richiedono opere importanti. Rispetto a queste sarebbe veramente esecrabile che si fosse una demonizzazione come è avvenuto dopo il 1966. Gli interventi sono stati individuati, se ne può discutere, ma non ci si allontana tanto dalle soluzioni proposte.

 

Si riferisce ai bacini di laminazione?

Certamente si. Non si possono mettere in sicurezza i fiumi veneti se non si agisce a monte del corso vallivo per ridurne le portate massime per trattenuta temporanee delle piene. Vale per tutti i fiumi.

 

I sindaco Variati ha dichiarato che mancano le risorse per realizzare in modo compiuto le opere di messa in sicurezza del territorio previste dal Piano Strategico per la messa in sicurezza del territorio.

Se questo piano è, come credo, l’insieme delle opere indicate per mettere in sicurezza il Veneto posso dire che, rispetto al passato, c’è una linea condivisa da alcuni, meglio sarebbe se da tutti. Ora queste opere andrebbero messe in cantiere, sapendo che ci vogliono decenni per portarle a compimento. Ricordiamo che dopo l’alluvione del 1966 il grande disastro è stato quello che nessuno si è mai interessato alla questione idraulica che, anzi, è stata completamente ignorata. Si sono fatte così strade, autostrade e altre opere che magari vanno anche sotto acqua alla prima pioggia.

 

Ci sono delle cose utili a ridurre il rischio alluvioni che le amministrazioni locali, dalla Regione ai Comuni, possono fare senza aspettare i soldi dal governo?

Intanto i sindaci di questi ultimi 50 anni hanno una bella responsabilità per come e quanto hanno urbanizzato ed occupato il territorio senza seguire criteri guida. I sindaci devono smetterla di permettere insediamenti dove è pericoloso. Poi mi è stato detto che Zaia si è impegnato a destinare ogni anno risorse della Regione per le opere di sicurezza idraulico. Se è così è un grande passo in avanti. Bene anche che si sia approvato il listone delle opere da fare. Anche i Sindaci devono metterci il loro impegno, su due strade: decidere cosa è prioritario nella loro spesa e poi essere rigorosi nella pianificazione territoriale. E infine non possono essere contrari a certe opere perché gli agricoltori si oppongo alle stesse. Credo proprio che, in molti casi, non sappiano a cosa si oppongono. Che differenza fa avere un terreno mai allagato piuttosto che averlo sott’acqua magari una volta ogni vent’anni e per questo essere anche compensati? E così facendo salvare città, abitazioni, persone? Serve una buona informazione perché purtroppo oggi di informazione se ne fa tanta ma di corretta informazione ce n’è ben poca.