Addizionale Irpef Veneto: poco meno per pochi in più

Mercoledì, 24 febbraio 2010
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La Cisl del Veneto ha emesso una nota di chiarimento sulla (presunta) abolizione dell'addizionale regionale Irpef da parte della Regione Veneto. "E' circolata la voce - si legge nella nota firmata dal segretario Maurizio Cecchetto - che con la Finanziaria regionale per il 2010, recentemente approvata dal Consiglio Regionale, l'addizionale Irpef regionale fosse stata abolita: si tratta di una evidente forzatura politica, adatta al clima preelettorale".
La nota precisa infatti che " nella finanziaria regionale per il 2010 è stata abolita la quota flessibile dell'addizionale regionale Irpef, cioè la quota che viene decisa a livello di singola regione (per il Veneto era lo 0,5% a valere sui possessori di redditi superiori a euro 29.500)."
In pratica, i redditi che superavano questo importo dovevano pagare un'addizionale regionale dell'1,4% mentre i redditi sotto i 29.500 euro pagavano un'addizionale regionale dello 0.9% (quota esente di 7.500 per i pensionati e 8.000 per i lavoratori).
Dopo la decisione del Consiglio regionale del Veneto, resta in vigore quindi la quota base dello 0,9% decisa a livello nazionale, perché, pur essendo definita come "regionale" questa imposta è stabilita con legge dello Stato.
Laconico il commento finale" quanto a federalismo, per il momento, il convento passa questo!".
Sulla abolizione della addizionale, annunciata dal governatore Galan ancora lo scorso ottobre, era intervenuta direttamente anche la segretaria della Cisl del Veneto, Franca Porto, esprimendo dubbi su questa scelta sia perché andava da una parte a ridurre le risorse finanziarie a disposizione della Regione che per il fatto che i beneficiari non erano certamente le famiglie a basso reddito. Punti interrogativi infine sulla ulteriore riduzione del già modesto spazio dell'attuale sistema fiscale proprio delle autonomie locali.

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