8 Marzo Cisl.Il pericolo non è il mio mestiere

Giovedì, 12 marzo 2015

Il lavoro “sicuro” non è solo quello che garantisce lo stipendio tutti i mesi fino al giorno della pensione (fattispecie peraltro in via di estinzione) ma anche quello dove non è a rischio né la salute né la dignità di chi lavora.

Nel primo caso – il lavoro che non mette in pericolo la salute, la sicurezza e la vita di chi lo svolge-  si devono prevedere tutele differenziate per genere, perché quelle “unisex” si dimostrano, alla prova dei fatti, inefficaci e molto spesso inadeguate, a volte persino controproducenti, e non solo per le donne, tenuto conto delle tante problematiche tipiche del genere maschile che oggi si possono riscontrare.

Nel secondo caso- il lavoro dove non è in discussione la dignità e la stessa incolumità  di chi lo svolge- serve un profonda rivoluzione nell’approccio complessivo, che riguardi le persone ma anche le imprese e che cancelli o comunque metta al bando ogni forma di violenza, molestia e mobbing. E questo vale per tutti i generi, non solo le donne.

Questi due temi saranno al centro della celebrazione dell’8 Marzo, giornata internazionale della donna, che la Cisl del Veneto ha programmato per venerdì 13 marzo con un convegno su “Donne e lavoro: il pericolo non è il mio mestiere” presso il Novotel di Mestre.

“Andremo oltre alla tradizionale concezione dell’8 Marzo – anticipa Caterina Gaggio, coordinatrice donne per la Cisl del Veneto- per discutere su queste problematiche che riguardano tutte le persone che lavorano, uomini e donne, ma che richiedono, per essere affrontati e risolti, un capacità di distinzione tra i generi”. Che cosa questo significhi  nel concreto lo spiega Cinzia Frascheri, una delle relatrici, giuslavorista e Responsabile nazionale della Cisl sulle politiche per la salute e la sicurezza sul lavoro “ prendiamo il caso di uno dei dispositivi di protezione più in uso: le scarpe antinfortunistiche. Spesso sono unisex e le differenze stanno tutte sul numero. Ma i piedi delle donne sono diversi da quelli dei maschi e non solo perché, in genere sono più piccoli”. 

Ancora più specifica, per Frascheri, deve essere la valutazione dei rischi nel lavoro e quindi le azioni per prevenire danni conseguenti “nelle aziende della filiera agroalimentare, ce ne sono tante in Veneto, la stessa catena di produzione produce nelle donne danni al tunnel carpale e agli uomini problemi alla colonna vertebrale. Da qui la necessità di una “attenzione di genere”.

Un tipo di attenzione che deve riguardare anche la violenza e le molestie sui luoghi di lavoro. L’accordo sottoscritto il 26 aprile 2007 tra le Parti Sociali (sindacati ed imprenditori) dell’Unione Europea è rimasto in Italia ancora lettera morta. Non manca però qualche eccezione in positivo di cui parlerà Barbara Cerutti della Filca Cisl “nell’ultimo rinnovo del contratto nazionale del Legno-arredo abbiamo sottoscritto con gli imprenditori i Codici di comportamento da adottare in questi casi”.

In Veneto c’è anche qualche accordo a livello aziendale: alla San Benedetto ed in alcune aziende di trasporto come Dhl, Atv (l’azienda veronese di trasporto pubblico), Athena, Zust Ambrosetti, Hargartner Terminal, Euroservice e Lega delle Cooperative. A queste si aggiungono le ASL.