Occupazione in Veneto: un mercato del lavoro in veloce evoluzione, tra rischi e opportunità

Mercoledì, 13 luglio 2022

È un mercato del lavoro molto dinamico quello che continua a restituirci la fotografia scattata mensilmente da Veneto Lavoro, che vede per il mese di maggio un saldo tra assunzioni e cessazioni (rapporti di lavoro a tempo indeterminato, a tempo determinato e apprendistato) pari a +20.900 – ossia di poco inferiore a quello dell’anno precedente ma superiore a quello del 2019, pari a +17.400  – e un andamento delle assunzioni che, toccando soglia di oltre +63mila, si attesta migliore anche rispetto allo stesso mese dell’anno precovid.

Un bilancio occupazionale complessivamente con segno positivo per questo 2022, dunque, su cui pesano in primo luogo i nuovi contratti a tempo determinato (+40.900 da gennaio), come pure quelli a tempo indeterminato (+16mila).

In particolare sono da ritenersi buoni segnali l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato e la stabilizzazione di molti contratti temporanei: un chiaro indice di volontà delle imprese di fidelizzare i propri lavoratori, immaginiamo anche a fronte di una crescita del numero di dimissioni di lavoratori e lavoratrici con contratti a tempo indeterminato, che prosegue pure a maggio.

Guardiamo con fiducia anche all’incremento dei contratti di assunzione delle donne, che indica un + 47% rispetto all’anno scorso senz’altro un segnale positivo di partecipazione al mercato del lavoro, anche se resta sempre un forte gap occupazionale da colmare.

Una riflessione specifica chiede poi la crescita evidente di assunzioni stagionali, connesse al periodo dell’anno ed evidentemente trainate dalla forte ripresa del turismo. Settore la cui occupazione – serve sempre sottolinearlo – mantiene non pochi nodi critici, a partire dalle condizioni contrattuali proposte, non considerate attrattive, che rischiano di aver un impatto tutt’altro che irrilevante su una stagione partita con tutti i presupposti positivi.

Infine, non può farci smettere di riflettere l’aumento limitato dei contratti di apprendistato (solo +300 da gennaio). Un fenomeno, e un problema, che andrebbe approfondito nelle sue motivazioni e dinamiche, perché si tratta di un tipo di contratto che dovrebbe costituire il principale canale di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, mentre invece resta evidentemente quasi “residuale”.