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Referendum sulla quattordicesima. La Fonderia Anselmi chiede la rinuncia in cambio della garanzia del posto di lavoro, ma poi cambia le carte in tavola

CAMPOSAMPIERO Niente quattordicesima in cambio del posto sicuro per due anni. Tra oggi e domani, i dipendenti della Fonderia Anselmi avrebbero dovuto decidere se accettare questa condizione-base del nuovo contratto integrativo attraverso il referendum interno concordato la settimana scorsa tra le rappresentanze sindacali e l’azienda. Ma l’ultima bozza dell’accordo predisposta dalla direzione della fonderia, e discussa ieri mattina in assemblea dei lavoratori, contiene una clausola che ha rimesso tutto in discussione: «Niente tagli solo se vengono mantenuti i volumi attuali», sintetizza Antonio Silvestri della Fiom-Cgil. In pratica, se la produzione cala, l’azienda è autorizzata a ridurre il personale. I sindacati hanno preso tempo: il referendum slitta a martedì e mercoledì prossimi; questa settimana, continueranno le trattative a oltranza. «L’impegno a non cedere rami d’azienda per due anni, e quindi a non ridurre i posti di lavoro, deve essere messo nero su bianco come nelle bozze precedenti. Senza questa condizione, già ampiamente discussa, niente accordo sull’integrativo. Quando stava per scadere quello precedente, la proprietà ci aveva fatto sapere che non intendeva rinnovarlo», ricorda Silvestri, «anzi, prospettava già la possibilità di tagliare reparti. Dopo mesi di trattative, pareva disposta ad assumere l’impegno a non farlo fino al 2014». In cambio, aveva richiesto che i lavoratori rinunciassero alla mensilità extra che negli anni passati veniva pagata a giugno. «La crisi del settore è pesantissima», spiega il sindacalista Cgil, l’unico a rompere il silenzio calato sulla delicata situazione all’interno dell’azienda. «Il dimezzamento del fatturato in pochi anni corrisponde al calo da 60 mila a 20-25 mila tonnellate fuse l'anno. La Anselmi oggi ha 145 addetti. Proprio come la Zen di Padova, l'altra grande realtà del settore nella nostra provincia, che nel 2008 ne aveva circa 250». A questo punto, facendo i conti con prospettive tutt’altro che rosee, la Cgil (che all'Anselmi ha una novantina di tesserati) e la Cisl (venti iscritti che hanno come riferimento Luca Gazzabin della Fim) hanno puntato prima di tutto a salvaguardare i posti di lavoro e poi a “spuntare” un minimo di integrazioni contrattuali degne di portare ancora il nome di “accordo interno di secondo livello”. Ma perché ci si arrivi, a questo accordo, nella bozza finale da sottoporre al giudizio dei lavoratori deve esserci la garanzia che non saranno toccati i loro posti di lavoro. «L'integrativo dovrebbe durare fino al 31 dicembre 2013», ribadisce Silvestri, «e coprire il biennio che l'azienda ritiene più critico, perché in quest'arco di tempo dovrà ammortizzare gli investimenti più recenti. Ed è già concordato che la quattordicesima non è cancellata, ma sospesa: per quest'anno di sicuro, l'anno prossimo si vedrà». La speranza di lavoratori e sindacati è di arrivare a discutere l'integrativo 2014-2015 tra un anno e mezzo. «Senza più dover fare fronte agli oneri finanziari», si augura Silvestri, «all'Anselmi potrebbe finalmente esserci una ripresa». Così forse si concretizzerebbero obiettivi di bilancio e produzione ai quali sono legati premi di risultato (da 200 a 1.000 euro) che ora come ora, dopo la mezza marcia indietro di ieri da parte dell’azienda, sembrano solo sulla carta. «Se raggiungeremo quest’accordo e i dipendenti tra una settimana lo approveranno», ammette Silvestri, «avremo un integrativo che offrirà poco e richiederà sacrifici, però darà ai lavoratori due garanzie fondamentali: la prima è la parola dell'azienda a non delocalizzare la produzione e quindi a mantenere l’occupazione; l'altra è di preservare comunque i diritti acquisiti dai dipendenti limitandosi a sospenderli, come nel caso della quattordicesima di quest’anno».

L’azienda ha toccato l’apice nel 2007 Ora da 233 dipendenti è scesa a 145

Fondata nel 1953 dall'ingegner Luigi Anselmi, la fonderia che porta il suo nome è uno stabilimento di seconda fusione, che cioè impiega come materie prime rottame ferroso, pani di ghisa o leghe. La sede, in via Nievo, s'è sviluppata su una superficie di 70 mila metri quadrati (32.500 coperti). Nei decenni, la produzione si è specializzata nella ghisa sferoidale (il 40% viene esportato), spillata da 4 forni da 28 tonnellate, per una capacità massima di lavorazione pari a 65 mila tonnellate all'anno. La Anselmi sfiorò questi livelli tra il 2006 e il 2007, raggiungendo le 60 mila tonnellate fuse e la massima occupazione: 233 dipendenti, più una ventina con contratto interinale. Nel 2008 la proprietà venne ridisegnata dall'ingresso di Private Equity Partners spa, merchant bank con una quota (43%) pari a quella degli azionisti storici, la famiglia Terrin, e la nomina di Adalberto Rossato (tuttora manager dell'azienda con Massimo Collizzolli) ad amministratore delegato. Con il riassetto della proprietà, furono messe in cantiere migliorie tecniche e adeguamenti per la sicurezza, anche a seguito di una tragedia sul lavoro: il 12 marzo 2007 morirono, bruciati vivi dalla ghisa incandescente, due operatori esterni di una ditta veronese addetti a un altiforno. Nell'aprile 2009, la crisi: l'azienda annunciò ai sindacato l'avvio della prima procedura di mobilità per 38 addetti; dopo un anno di trattative sindacali, venne avviata la cassa integrazione al lunedì, inizialmente per 13 settimane. Oggi l’organico è sceso a 145 dipendenti.