Zaia: addizionale Irpef inevitabile. Sanità, mano tesa di Confindustria alla Regione. «I privati possono integrare il ruolo pubblico»

Zaia: addizionale Irpef inevitabile. Sanità, mano tesa di Confindustria alla Regione. «I privati possono integrare il ruolo pubblico»
Sabato 18 Dicembre 2010, «Addizionale Irpef? Se non lo decidiamo noi, oggi, deciderà per noi il ministro Tremonti a inizio 2011, quando chiuderemo il bilancio della sanità, che sarà, se pur di poco, in rosso. E allora, invece di applicare l'addizionale solo sui redditi elevati, toccherà a tutti». Il ragionamento, preoccupante, è di Luca Zaia che si posiziona in linea con Franca Porto, segretario veneto Cisl, che ritiene necessario reintrodurre l'addizionale Irpef (esentando i redditi fino a 29.500 euro) abolita, per il 2010, dall'ex governatore Galan. Come la Porto, anche l'attuale presidente del Veneto è consapevole che, senza l'aumento dello 0,3-0,4% in aggiunta allo 0,9% che già si paga, ci sarà l'intervento romano (comprensivo del commissariamento del settore), assai più pesante perché generalizzato e devastante per tutti i redditi, magari con l'applicazione del ticket, come ha fatto la Lombardia.
L'addizionale Irpef non è la soluzione di tutti i mali della sanità (più gravosi con il pesante taglio dei trasferimenti dallo Stato, 400 milioni). È anche necessario procedere con un consistente intervento di risparmio per la "macchina" regionale (via indicata da Gerardo Colamarco segretario regionale Uil, contrario all'addizionale: «Si limitino, ad esempio, le consulenze date dalla Regione all'esterno»). Ma la partecipazione dei ceti medio-alti all'operazione di rientro del debito, garantirebbe comunque un gettito certo, seppure gravoso per il contribuente. La decisione spetta alla politica. La Lega era favorevole all'addizionale, ma si è scontrata col "no" del Pdl. Ora è Zaia a ricordare agli alleati la minaccia che potrebbe concretizzarsi nel 2011.
Dopo che il presidente degli industriali veneti, Andrea Tomat, ha concordato con la necessità dell'addizionale, la categoria è pronta a dare una mano in sanità. «In Veneto - dice Marco dal Brun, presidente del raggruppamento sanità della associazione imprenditoriale - Confindustria associa numerose realtà della specialistica ambulatoriale». Quindi, «oggi è strategico aprire un dialogo con la Regione sui tagli in sanità». Offerta di collaborazione per «fare rientrare i conti dopo i pesanti tagli compiuti da Roma e il deficit di 500 milioni registrato dalla sanità veneta». Condividendo «la scelta strategica di Zaia che, pur in un bilancio lacrime e sangue, ha posto la salvaguardia per gli interventi sanitari e sociali», Brun ritiene che sia «nostro preciso dovere essere responsabili: siamo pronti a discutere su cosa possiamo fare per aiutare la quadratura del bilancio regionale senza disattendere le aspettative ed i fabbisogni di salute e contribuendo ad indirizzare il sistema verso i costi standard». L'azione riguarda le tariffe e l'appropriatezza delle prestazioni, per «mettere in sicurezza il bilancio, senza penalizzare i servizi, evitando anche pericolosi fenomeni di mobilità passiva verso altre regioni che causerebbe un aumento di costo per i già difficili conti regionali».
Giorgio Gasco

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