Veneto, suicidi e tenuta sociale

«È un fatto noto che le crisi economiche hanno sulla tendenza ai suicidi una influenza aggravante» : questo sosteneva alla fine dell'Ottocento Emile Durkheim, uno dei padri della sociologia. Vero anche oggi, nel Veneto della crisi che non vuol andarsene, dove non bruciano solo i consumi e i posti di lavoro, ma anche le vite di chi nel lavoro -imprenditori o dipendenti -aveva trovato il proprio equilibrio esistenziale. Suicidi che maturano nel tormentato segreto di un dolore estremamente intimo, senza segni o sintomi e senza che i familiari, gli amici, i colleghi possano capire ed aiutare. Emblematico ciò che è successo a Mestre ed illuminante la lettera del sindacalista sulle difficoltà dello stesso sindacato nell'affrontare queste situazioni. I dati che l'Istat ha appena pubblicato sul fenomeno -sia pure aggiornati al 2009 -permettono ulteriori riflessioni. Innanzitutto in Italia la tendenza dei suicidi risulta in crescita raggiungendo nel 2009 -l'anno in cui la crisi manifesta tutta la sua ampiezza -il numero di 2986 vittime accompagnate da 3289 tentati suicidi. Anche se mancano i dati degli anni successivi, il sospetto di una correlazione tra malessere economico fatto di disoccupazione, debiti, difficoltà imprenditoriali, investimenti perduti, impoverimento degli stili di consumo, aspettative deluse) e malessere esistenziale estremo appare ragionevole. In Veneto invece la tendenza è -fortunatamente - di tutt'altro segno. Infatti i 275 casi di suicidio avvenuti nell'anno (a cui si aggiungono i 284 tentati suicidi), pur rappresentando uno scenario drammatico di violenta autoesclusione personale che ci deve sempre interpellare, sono comunque inferiori ai numeri degli anni precedenti. La domanda sorge allora spontanea: come mai la crisi, che pure ha certamente martellato la nostra regione -e di cui sono memoria tragica i casi di suicidio di artigiani in difficoltà -non ha prodotto un incremento dei suicidi, ma addirittura una loro evidente diminuzione ed in calo sono pure i tentati suicidi)? Una prima approssimativa e ipotetica risposta è che la crisi è stata qui, per vari m o t i v i d i competenza degli economisti, meno grave che altrove. Ma è anche possibile che la risposta vada cercata altrove, in quelle risorse di tenuta sociale, magari indebolite, che la società veneta comunque continua a possedere. Durkheim osservava che i suicidi non sono tutti eguali perché possono nascere da motivazioni molto diverse. Lui definiva anomici quei suicidi derivanti dal mal di vivere in società slabbrate, individualiste, poco solidali, con scarse e deboli regole condivise. Quasi sommessamente possiamo allora pensare che c'è invece un Veneto che tiene, fatto di legami, di radicamenti e di appartenenze importanti che danno un'anima al nostro vivere. Producendo una coesione sociale che rende meno disgregante la crisi.
di Vittorio Filippi

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