Vardanega sfida la crisi: «Dobbiamo credere». Il presidente di Unindustria conquista l'assemblea degli imprenditori
Vardanega sfida la crisi: «Dobbiamo credere». Il presidente di Unindustria conquista l'assemblea degli imprenditori
Domenica 7 Giugno 2009, Treviso - Di media, un applauso ogni tre, quattro minuti. Che Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria Treviso, fosse una persona preparata lo si sapeva fin dalla sua elezione, un anno fa. Ma che Vardanega avesse anche energia e carisma da leader lo si è cominciato a capire dopo. E ieri lo si è constatato all'assemblea dell'associazione degli imprenditori, a Villa Gasparini Loredan a Venegazzù.
Cos'ha detto Vardanega per meritarsi tanto consenso? Ha invitato ad essere ottimisti (due citazioni: «Credere è un rischio che vale la pena correre» «L'uomo muore una prima volta nel momento in cui perde l'entusiasmo») e a collaborare per alimentare la fiducia nel futuro, dato che oggi, a causa della crisi, «anche nei trevigiani le preoccupazioni e le emozioni prevalgono sulla razionalità», pur vivendo in un territorio capace di reggere meglio degli altri alla recessione.
Dall'analisi vien fuori il tratto distintivo del presidente di Unindustria Treviso: «in questi mesi abbiamo deliberatamente rifuggito ogni polemica perchè - ha detto Vardanega - la prassi giusta per vincere la crisi si basa sull'unità e sulla solidarietà» di forze sociali, titolari di ditte e collaboratori. Collaboratori di cui l'impresa non si vuole privare, per cui ricorre alla 'cassa' e alla mobilità solo in extremis. E, a proposito di cassa integrazione, Vardanega ha ricordato che negli ultimi cinque anni sono stati utilizzati solo 43 dei 205 milioni versati dalle imprese.
«La volontà di collaborare e connettere vuole essere la cifra distintiva della mia presidenza». Nei fatti, il presidente di Unindustria Treviso - davanti a duemila imprenditori - non ha usato accenti reticenti quando, ripetutamente, ha manifestato apprezzamento per i sindacati che hanno sottoscritto intese sulla contrattazione ed hanno dimostrato un «atteggiamento di responsabilità».
Parlando della crisi, Vardanega ha saputo incanalare su obbiettivi precisi, su rivendicazioni nei confronti del Governo (come la richiesta del pagamento dei debiti ai fornitori), incanalare - si diceva - l'aggressività delle imprese dopo la frustrazione derivante dal fatto di dover vedere l'amata azienda trascinata in una crisi estranea all'economia reale. Non ha gridato neppure contro le banche per raccogliere facile consenso, ma ha pur detto questo: «se chi sbaglia dev'essere sottoposto a sanzioni, anche gli istituti di credito che hanno sbagliato dovrebbero essere sanzionati». Resterà un'affermazione di principio, perchè si è detto che proprio le banche che hanno sbagliato si stanno organizzando (negli Usa) per perpetuare il vecchio sistema finanziario, addirittura facendo lobby con i soldi degli aiuti di Stato ricevuti per salvarle.
Ma Vardanega è un uomo che ai principi e ai valori si richiama. Dalla crisi - ha detto - si esce non solo ponendo in atto nuovi controlli sulla finanza e sui mercati, ma anche riscoprendo una rinnovata dimensione etica. Questo è l'imperativo che vien prima della pur doverosa azione concreta di sostegno del credito alle imprese. «Basilea 2, con le sue rigidità ci ha già per buona parte penalizzati - ha detto ancora Vardanega - ma con la crisi si è dimostrato un ulteriore fattore di criticità di tutto il sistema». Non ci può essere da una parte una finanza stabilizzata e, dall'altra, per conseguenza, un sistema produttivo irreversibilmente impoverito.
Infine Vardanega ha parlato della collaborazione avviata con Unindustria Venezia che, con gli anni, dovrebbe portare a qualcosa che assomiglia a una fusione. Un'iniziativa impegnativa e condivisa per l'area vasta. Una sfida che ha trovato riscontro nell'intervento di Emma Marcegaglia: la presidente della Confindustria ha affermato che se Treviso e Venezia riusciranno nel loro intento rappresenteranno il modello di riferimento nazionale.
Barty Stefan