VOTO STORICO. Approvato ieri all´unanimità per la seconda lettura. Statuto: sì finale. Il Veneto cambia la sua Costituzione
Varato un poker di riforme che svetta in Italia: ci sono anche il nuovo regolamento e soprattutto i tagli al numero dei consiglieri e ai costi del palazzo
VENEZIA. La Regione Veneto segna su mercoledì 12 gennaio 2012 una pagina fondamentale della sua storia: ha la sua nuova Costituzione. E nello stesso tempo l´era Zaia-Lega iniziata nell´aprile di due anni fa chiude di fatto il suo primo ciclo. Quella di ieri a palazzo Ferro Fini, per il definitivo voto all´unanimità sul nuovo Statuto della Regione già approvato il 14 ottobre, era di fatto solo una cerimonia. Ma le cerimonie sono fondamentali proprio per poter celebrare quello che è stato fatto nella vita, e la politica veneta - anche se fa pur sempre parte della casta - ha di sicuro segnato una svolta concreta che non trova molti concorrenti, almeno per ora, in altre Regioni. Insomma, il Veneto fa da pilota, e non è certo la prima volta, con decisioni tipiche di un tempo da vacche magre che hanno anche il pregio di mettere assieme sinistra e destra.
I TAGLI DELLA CASTA. È vero che siamo gli ultimi a dotarci di uno Statuto (lo stallo è durato per tutta l´ era Galan). Ma va anche riconosciuto che dopo essersi scontrati e impantanati per mesi e mesi, nel giro di poche settimane i nostri politici sono riusciti a varare, con ieri, un poker di riforme che in effetti è di tutto rispetto. Lo Statuto, appunto. Ma anche il nuovo Regolamento che dovrebbe eliminare le scandalose praterie di ostruzionismo possibile finora in aula. E soprattutto due tagli che la casta veneta si è auto-applicata: la nuova legge elettorale che riduce da 60 a 51 i consiglieri veneti (quasi uno ogni 100 mila abitanti), e stabilisce anche dal 2015 il limite di due mandati per presidente e assessori, e la nuova norma che dalla prossima legislatura eliminerà i vitalizi dei futuri consiglieri regionali. Il tutto accompagnato anche da ampi tagli ai compensi attuali e risparmi che per esempio, per il Consiglio regionale, significano in due anni il calo delle spese da 59 a 49 milioni.
I PROTAGONISTI. Un poker di risultati effettivi che ha visto fare da traino parecchie figure targate Pdl come il presidente del Consiglio veneto Clodovaldo Ruffato, quelli delle commissioni Statuto e Affari istituzionali Carlo Alberto Tesserin (col vice Sergio Reolon-Pd) e Costantino Toniolo. Ma con loro di fatto anche tutti i capigruppo Dario Bond (Pdl), Federico Caner (Lega), Laura Puppato (Pd), Raffaele Grazia (Udc, delegato di Stefano Valdegamberi), Gustavo Franchetto (Idv), Giuseppe Bortolussi, Mariangelo Foggiato (U. Nordest), Diego Bottacin (V. Nord) e infine lo stesso Pietrangelo Pettenò della Sinistra, già autore di innumerevoli ostruzionismi in aula per portare avanti le sue battaglie politiche. Tutti volti che anche ieri in gran parte si sono succeduti al microfono per celebrare quella che hanno ripetutamente definito una festa.
COSA CAMBIA ORA. A livello di parole-chiave del nuovo Statuto ieri sono state molto citate l´autonomia, il popolo veneto (allargato anche ai veneti all´estero ma anche ai nuovi veneti venuti a vivere qui) e la tutela della persona e della famiglia ma anche quella dell´attività economica e delle piccole e medie imprese, e così pure delle risorse naturali e ambientali a cominciare dall´acqua. E poi ci sono ad esempio il concetto di Venezia capitale, dell´obbligo del pareggio di bilancio e così via. Perché la nuova Carta entri in vigore, però, si deve ora verificare che il Governo non si opponga (il ministro Annamaria Cancellieri ha anzi promesso al presidente Zaia che velocizzerà i tempi) e che non ci sia chi chiede un referendum. Ci vorranno tre mesi circa. Intanto però ci sarà da lavorare alla sua applicazione. Ad esempio serve un´apposita legge regionale per creare davvero il Consiglio delle autonomie locali (celebrato ieri da molti, compreso il presidente di AnciVeneto Giorgio dal Negro) che deve creare quel parlamentino di confronto tra Regione e Province-Comuni sui più importanti provvedimenti che vanno votati a Venezia.
I REFERENDUM. Sale a 40 mila il numero di firme per fare un referendum che abroghi norme regionali, ma ora sarà possibile chiedere anche referendum consultivi di popolazioni interessate da qualche provvedimento: anche per attuare questo, però, serve un´apposita legge regionale.